Sugli eleganti
palazzi e i comprensori di lusso che si stringono a ridosso del palazzo
comunale di Beverly Hills, in pochi attimi è calato il buio, improvviso come un
temporale d’estate.
La torre del
municipio, la cupola impreziosita di maioliche dorate, azzurre e verdi,
riflette solitaria i raggi dei lampioni che, uno dopo l’altro, si sono accesi
tutt’intorno.
Vista dal basso, da
una prospettiva qualsiasi, ricorda un faro nella notte, un punto di
riferimento, orgoglioso e indistruttibile, per chiunque avverta il bisogno di
una guida o di un suggerimento.
Nei viali circostanti,
silenziosi e sgombri di traffico, pochi i mezzi parcheggiati ordinatamente
lungo i bordi dei marciapiedi spazzati di recente, sembra non esserci nessuno.
Un paio di amici,
ebrei praticanti accompagnati da una manciata di adolescenti, si affrettano
verso casa, a onorare il giorno di riposo cominciato dopo il tramonto del sole.
Si infilano dentro un
giardino condominiale, che separa simmetricamente due alti edifici di cemento,
dall’aspetto solido e rassicurante.
Un sorriso leggero e
un cenno di saluto alla donna che aspetta al di fuori del cancello, forse una
conoscente, forse una vicina, per poi scomparire all’interno dell’ingresso,
inghiottiti dai marmi e dagli specchi del corridoio.
Quegli uomini,
probabilmente, non sanno che lì accanto, in un salone confortevole quanto i
loro, una famiglia ospitale è già pronta a dare inizio alle celebrazioni del
sabato, abbracciando, nell’affascinante rito, una coppia di amici alla prima
esperienza.
Le chiacchiere
gioviali, intervallate da sorsi di prosecco e bocconi di formaggi e salatini,
si sono protratte piacevolmente oltre il dovuto, tra una carezza al cane
affettuoso e un buffetto alla gatta diffidente.
La tradizione,
tuttavia, esige i propri tempi e qui tutti, ragazzi compresi, le si
sottomettono volentieri, ripetendo, settimana dopo settimana, anno dopo anno, i
suoni e i movimenti ereditati dai padri e dai nonni.
I gesti, come vuole
l’osservanza a una qualsiasi legge, rivelano solennità e partecipazione: le
candele vengono accese, il pane viene spezzato e mangiato, il vino viene bevuto
e offerto; mentre su quei simboli, che richiamano altre liturgie e altre
religioni, si posano delicatamente le parole, cantilenanti e misteriose, della
benedizione.
Qualche istante più
tardi, alla luce allegra di tante lampade, la conversazione riprende, più
briosa che mai, custodendo, in profondità, la riconoscenza per il segreto
svelato, per la condivisione vissuta.
E.M., Santa Monica
