Ripensare a New York non restituisce immediatamente immagini di un'economia in crisi, piegata da scandali, bancarotte o bolle esplose — per quanto la vista di Wall Street transennata e parzialmente impacchettata possa esserne eloquente metafora.
Ma se ciò che le cronache raccontano è vero — e per quanti Rolex abbia incrociato a Manhattan non ho motivo di dubitarne — mi domando se la situazione dei camerieri possa in qualche modo esserne danneggiata.
Avrete certamente letto, sentito o esperito delle difficili condizioni in cui la categoria versa: salario irrisorio e unica, reale fonte di guadagno le mance (comprese tra il 10 e il 20%), che i clienti di necessità lasciano loro.
Da tempo, dalla mia prima volta negli Stati Uniti appena diciottenne, mi trascino un vago debito morale frammisto a fastidio nei confronti di quella figura professionale, da quando, per l’esattezza, io e l’amica con cui esploravo il centro cittadino di Jacksonville (Florida), con mossa degna delle più classiche teen-ager americane, ci arrischiammo in un café a ordinare due generose coppe di gelato.
Ricordarlo ora strappa un moto a metà tra il divertito e l’imbarazzato: a parte la discutibile scelta (avremmo dovuto probabilmente optare per un prodotto locale), il sempiterno, benché taciuto, modello che allora ci informava (o de-formava, a seconda dei punti di vista), proveniva direttamente dalle finte villette bene di Beverly Hills 90210.
Poco importava all'epoca, quante volte si fosse andati al cinema a rivivere l’impegno politico di Oliver Stone o quanto a lungo si fossero studiati interi passaggi dell’immancabile Arancia meccanica; a conti fatti, si era pur sempre la generazione vittima di Brenda, Kelly e delle loro improbabili avventure.
Che noi, nel nostro piccolo, cercavamo di emulare, immerse in un'atmosfera da telefilm a stelle e strisce.
Telefoni pubblici che ti squillavano di fianco all'improvviso, piccoli motel lungo desolate autostrade e, appunto, giovani camerieri furiosi per non aver ricevuto quanto loro dovuto: la mancia.
In quel café, dunque, nonostante il buon inglese di cui eravamo capaci, non sapemmo decifrare la faccia rossa di collera del dipendente che, a fronte del corretto pagamento del conto, ancora si agitava contro di noi, rigurgitandoci addosso, in mezzo a insulti di varia natura, una piccola, ossessiva parola: tip.
Il significato e l’importanza della quale ho avuto modo di scoprire e approfondire solo anni dopo, in occasione del mio terzo viaggio americano, sotto la provvidenziale guida di una coppia di cugini, a Atlantic City.
Durante un mini-soggiorno nel tipico “albergo più casinò fronte oceano”, infatti, nelle cui camere avevamo scaricato più biscotti autoctoni (io) e formaggi e liquori sardi (loro) che effetti personali, il giorno della partenza, di ritorno dalla colazione, trovammo il frigorifero — fino a poco prima ricolmo dei prodotti succitati — desolatamente vuoto.
Pochi attimi di smarrimento e poi la conclusione urlata, liberatoria: “La cameriera!”
Fu a quel punto, assistendo all'impensabile, che finalmente mi si rivelò la natura intrinseca dell’Americano stritolato nelle convenzioni e della pratica bizzarra della mancia, all'origine, per l’appunto, del mio atteggiamento ambivalente nei confronti di entrambi.
Recuperato in extremis il mal tolto già finito tra la spazzatura, infatti, l’attempato cugino si sentì in dovere, in quanto cliente agiato dell’albergo — e sotto gli occhi strabuzzati della sottoscritta — di corrispondere comunque all'imperturbabile sfinge, rea di avergli alleggerito i bagagli, una lauta (e, va da sé, incomprensibile) ricompensa.
È pur vero però che, al momento dell’accaduto, la situazione finanziaria del Paese — per quanto già incrinato nell'autostima dall’attacco dell’11 settembre — era certamente più stabile (perlomeno all'apparenza), di quanto non sia adesso, e quindi chissà se oggi quella dipendente troppo frettolosa potrebbe ancora godere di un simile, ingiustificato, regalo. Fermo restando l’ovvio: una rivoluzione copernicana nel sistema di retribuzione forse, sarebbe la soluzione migliore. Per tutti.
E.M.
