Girare per Chicago ha un che di rilassante; traffico permettendo, si ha la piacevole sensazione di camminare per una città ordinata, in cui tutto abbia un suo posto preciso: le casette ebraiche da una parte, le abitazioni vittoriane dall'altra, qua il fiume che si snoda tra costruzioni di indescrivibile bellezza, là il lago tanto vasto da sembrare un oceano.
La linea inconfondibile disegnata dai suoi grattacieli svetta altera all'interno del Loop, l’anello che circoscrive la zona centrale della città, apparendo come un miraggio avvolto nella nebbia al viaggiatore che, dall'alto delle nuvole, abbia iniziato la sua discesa verso l’aeroporto O'Hare.
Una visione simile, tuttavia, è riservata anche a chi, provenendo dalla periferia settentrionale, si limiti a usare un’auto per ammirare l’area urbana: di nuovo, gli alti palazzi sembreranno vette andine, circondate dalla misteriosa bruma di una giornata autunnale, con gli elicotteri o aerei occasionali a fungere da avvoltoi meccanici oltre le finestre dalle linee ora rigorose, ora neoclassiche.
Dall'aria all'acqua, un tuffo nel fiume Chicago regala altri scorci e esperienze inaspettati: alcune delle architetture più affascinanti, infatti, sono perfettamente ammirabili dal ponte di uno dei tanti traghetti che conducono il volenteroso turista alla scoperta delle meraviglie nascoste, talvolta tanto più belle quanto meno elaborate, come i disegni, tutti vetro e metallo, di Mies van der Rohe.
Col tempo a favore, ci si può perfino concedere il lusso di infilare i piedi nella sabbia della spiaggia cittadina che, appena lasciato il Magnificent Mile con la sua infilata di negozi di lusso e di locali accattivanti, certamente regala una delle sorprese più inaspettate. A voler sollevare gli occhi in cerca della linea di demarcazione tra onde e terra, poi, ci si sente quasi girare la testa: qualunque prospettiva si scelga, infatti, ci si vedrà restituire una sola immagine infinite volte, nella quale, a un certo punto, si spererà di individuare un qualche mostro marino mitologico, a spezzarne il pesante incantesimo.
Di malie e sortilegi, del resto, Chicago rigurgita orgogliosamente, perennemente irretita in un gioco di guardie e ladri tra poliziotti conniventi e malviventi ben paganti che, da soli, sono stati in grado di scrivere la sua storia e quella di un’intera nazione, ancora capace di ricordare (e in certi casi onorare) John Dillinger o Al Capone.
Il viaggiatore che, sentendosi ormai sazio del panorama, voglia aggiungere un’ultima, definitiva esperienza alle diverse finora elencate, può decidere di sperimentare il trasporto urbano, e, più specificamente, la linea metropolitana che lo accompagnerà direttamente in aeroporto. Una volta chiusesi le porte alle sue spalle e abbandonato il centro, infatti, si ritroverà dopo poco in luoghi insieme familiari e estranei, frutto di una bizzarra fusione tra tecnologia del XXI secolo e riviste d’arredo degli anni ’50, in un eclettico avvicendarsi di bucati stesi al sole e automobili ultimo modello, che lo incanteranno per il solo fatto d’essere presenti, nello stesso posto, nello stesso momento.
E.M., Chicago