giovedì 15 novembre 2012

Notizie da Lilliput 37: Benvenuti a Xanadu


Chiudere gli occhi per un istante sul pullmino che dal centro di accoglienza porta all’Hearst Castle di San Simeon, California, e riaprirli all’interno dell’immensa proprietà, in abbigliamento d’epoca.
Tutt’intorno finanzieri, politici, scrittori e stelle del cinema degli anni ’20 chiacchierano allegramente, in attesa di accedere ai numerosi camerini, nei quali troveranno costumi da bagno e cambi d’abito generosamente offerti dal padrone di casa, William Randolph Hearst, magnate.

Alcuni ospiti, ma soprattutto alcune ospiti, niente affatto incantati dalla presenza scenica della consueta anima della festa, l’attrice Marion Davies, cercano un modo elegante per defilarsi in direzione della piscina coperta, un’esplosione di ori e di azzurri, di marmi e di lampade liberty, che si dice nasconda, di quando in quando, Johnny Weissmuller e i suoi tuffi spettacolari dal minuscolo trampolino in muratura.

Lungo il tragitto verso il divertimento proibito, qualche coppia decide di concedersi una partita a tennis, occupando chiassosamente i diversi campi da gioco presenti nel giardino della magione, opportunamente nascosti alla vista da una selva variopinta di alberi e fiori, esotici e locali.

Qualche spirito invidioso si intrufola per i corridoi della villa, una sterminata congerie di camere da letto, di quartieri privati e di ambienti arredati con sfarzo leggendario, alla ricerca del particolare kitsch, dell’errore progettuale da attribuirsi all’artefice del luogo, l’architetto Julia Morgan.
Un rapido sguardo alla sala dei ricevimenti, un’intrusione indiscreta nel Refettorio a caccia di anticipazioni per il pasto serale, una partita solitaria a biliardo saranno forse in grado di soddisfare quella sua inclinazione maligna.
Probabilmente sconcertato dalla camera del cucito espressamente ideata per la cortigiana del palazzo, tuttavia, preferirà ora uscire all’aria aperta e godersi l’incantevole panorama delle terre coltivate digradanti verso la macchia scura dell’oceano non troppo lontano.

Dalla sommità della collina sulla quale l’intera residenza è costruita si dipartono tortuosi sentieri in cotto, ingentiliti da mattonelle lavorate alla maniera nordafricana, a bordare aiuole, a rivelare algide statue, a condurre a fontane.

Quegli stessi sentieri avranno frattanto guidato alle segrete del castello i personaggi più arditi, stanchi di aspettare l’eventuale apparizione del padrone di casa e della modica quantità di liquore da lui puntualmente offerta: migliaia di bottiglie di vino pregiato, ordinatamente esposte su scaffalature di legno scuro, avranno perciò accolto i visitatori inaspettati, oramai gaudenti a buon diritto, con polverosa indifferenza.

Un orologio batte le ore, sono le ventitré. 
È tempo di raggiungere la sala cinematografica privata dove, probabilmente, sarà possibile stringere la mano al facoltoso mecenate e assistere alla proiezione di una delle tante pellicole da lui prodotte, in attesa che lui stesso ne ispiri qualcuna.

E.M.