Il clima ideale per una simile passeggiata, a
metà tra il pellegrinaggio e la curiosità storiografica, è fatto di una pioggia
sottile, eppure insistente, e di una bruma cotonosa che ovatta il profilo dei
grattacieli in lontananza. Il paesaggio circostante, che si tuffa poco oltre, a
ovest, nel fiume Hudson, contempla costruzioni non troppo alte,
abitazioni private riconvertite in magazzini, muri scrostati e alcuni lotti
vuoti, denti mancanti in una bocca accidentata.
L’acciottolato, reso scivoloso dalle gocce
cocciute, complica di quando in quando la perlustrazione, che procede altrimenti
serena, tra una minuscola galleria d’arte a sinistra e un deposito pieno di
voci e rumori a destra. Poco più avanti, oltre il limite estremo della 29°
strada, freme l’attività mercantile al di sotto dell’High Line Park e della sua incantevole passeggiata.
In giro non si vede quasi nessuno: una
cameriera incurante dell’acqua che le scivola giù per i capelli, in pausa fuori
del locale in cui lavora, due anziani immersi in una conversazione vivace, qualche impiegato del vicino ufficio postale alla guida
di un grosso veicolo bianco, rosso e blu.
Da queste parti, nemmeno un negozio. Quello
di dolciumi in cui, agli inizi del secolo scorso, si andava a comprare
caramelle racchiuse in eleganti confezioni di latta a forma di casette
variopinte, si è evidentemente ritirato dagli affari, forse offeso dallo
scorrere inesorabile del tempo, forse soffocato dai tanti cambiamenti occorsi
nel quartiere.
La tentazione, irresistibile, è di strizzare
gli occhi nella nebbia che continua a salire secondo dopo secondo, minuto dopo
minuto, avvolgendo nelle sue spire i pochi passanti di questo sabato mattina
particolarmente tranquillo, nella speranza di ravvisare, in abiti e accessori
inconfondibilmente moderni, tracce di abiti e accessori inconfondibilmente superati, di epoche già passate, di vite già vissute.
Prima vengono i bambini: hanno completini
alla marinara, giocano a rincorrersi l’un l’altro, le risate cristalline
nell’aria piena; dopo di loro, guardinghe, compaiono le madri, che ancora non
si sono abituate al clima diverso, alla lingua diversa. Tentano di sorridersi a
vicenda, in cerca di solidarietà femminile, poco importa che non si siano mai
viste prima, che la religione d’origine non sia la stessa o che il dialetto sia
differente. Nel Nuovo Mondo, bisogna imparare di nuovo tutto daccapo, comunque.
Sullo sfondo, intanto, i padri, i mariti, a
volte gli zii e perfino i nonni si ingegnano in cerca di un impiego, magari di
un imbarco, magari su una nave di lungo corso. Che li riporti, prima o poi, a
casa.
E.M., New York
E.M., New York