Le strade di Santa Monica dividono i quartieri della
città in tanti quadrati simili agli elementi colorati di una coperta patchwork.
Di qua le villette, di là la zona pedonale, a ovest le abitazioni sulla
spiaggia, a est i capannoni commerciali.
Lungo i loro marciapiedi
si alzano palme basse dall’aspetto solido e rassicurante, alternate a palme
altissime e sottili, perlopiù ripiegate in cima, alla perenne ricerca di un po’
di luce calda. Corvi e scoiattoli trovano qui rifugio sicuro e punto di
osservazione privilegiato sul mondo circostante.
Al di là degli alberi ci sono costruzioni dalle architetture più diverse, capaci di soddisfare qualsiasi
esigenza, funzionale o estetica. Ricercarne una linea guida, tuttavia, può
rivelarsi compito quanto mai arduo e perfino inutile. L’indiscussa bellezza del
luogo, infatti, risiede anche, o forse soprattutto, nella mistura,
perfettamente amalgamata, di archi ispanici e vetrate moderniste, mattonelle
arabe e prati all’inglese.
Gli abitanti, dal canto
loro, non sembrano soffrire di tale, evidente mancanza di omogeneità,
sfruttando i propri momenti liberi per godere, al contrario, della pace e della
tranquillità della vita di quartiere, divisa tra la spesa al supermercato
locale e il caffè tra amici al bar di fiducia, tra le attività extracurriculari
dei figli presso la parrocchia giù all’angolo e la passeggiata salutare in riva
all’oceano.
Ogni zona ha un
carattere ben definito, una connotazione particolare.
Montana Avenue, per esempio, risplende
di vetrine patinate e di graziose boutique, di localini per vegetariani chic e di
negozietti di articoli insoliti. Da queste parti le auto sono berline di lusso
o SUV di importazione, le une e gli altri immancabilmente orgogliosi dei propri
motori rombanti e della propria carrozzeria scintillante al sole.
Qualche piccola
galleria d’arte osa contendere la scena a gioielli di designer più o meno
famosi, a abiti e a accessori di stilisti più o meno promettenti, mentre deliziose
casette a un piano nascondono palestre alla moda, con l’abituale contorno di
tappetini da yoga e fasce per capelli, o studi legali o medici, generalmente a
più nomi sulla targa in ottone di fianco all’ingresso.
Col sopraggiungere
della notte, poi, piccole luci dalle sfumature chiare, al pari di luminarie
natalizie, adornano le piante ai bordi della strada, trasformando il paesaggio
nella cartolina illustrata di un qualche paese fiabesco che si prepari
coscienziosamente per il 25 dicembre. E la presenza dello storico Aero Theatre, d’altronde, con il suo
ingresso piacevolmente rétro, non fa che accentuare la sensazione bizzarra
di sospensione tra passato e presente, tra reale e fantastico.
Che, a volte, si
vorrebbe non finisse mai.
E.M., Santa Monica
E.M., Santa Monica