sabato 2 febbraio 2013

Notizie da Lilliput 69: Das Leben in Venedig


Venice, una delle tre propaggini a mare di Los Angeles, porta meritatamente (e orgogliosamente) il nome del quale è stata insignita: una passeggiata attenta per i suoi quartieri, infatti, rivela alcune somiglianze con la città cui rende omaggio.

Le sue diverse anime, tutte perfettamente riconoscibili, coesistono pacificamente le une con le altre, vivacizzando le strade, abbellendo i giardini, colorando i palazzi.

La parte forse più famosa, confinante con la spiaggia, è dominio incontrastato di genio e follia, eccentricità e paradosso, effervescenza e malattia: qua, dalla mattina alla sera, schiere di saltimbanchi, artisti, venditori e senzatetto si danno immancabilmente convegno, per la gioia dei passanti, dei turisti o degli avventori dei tanti locali arroccati sull’esile striscia di marciapiede.

Giovani e meno giovani sullo skate, sui pattini, in bici o in tandem punteggiano la passeggiata, tra le insegne variopinte e le saracinesche decorate dei negozietti di chincaglierie orientaleggianti che concorrono a fare, di questo angolo di Venice, un posto piacevolmente bizzarro.

Allontanarsi dall’oceano significa, invece, addentrarsi nel cuore della comunità, caratterizzato da edifici chiassosi e dagli stili più vari: casette di legno a uno o due piani, costruzioni ultramoderne ideate da celebri architetti, palazzoni un tempo degradati e ora riportati a nuova vita ne costituiscono, infatti, la caratteristica principale.

Non occorre un occhio particolarmente attento per cogliere l’atmosfera magica, fiabesca, che si respira da queste parti. Le porticine viola, le finestre turchesi, i ballatoi gialli richiamano alla mente favole e miti passati, eppure qui stranamente attuali e perfettamente plausibili.

Tonalità pastello, miste a sfumature decise, regalano alle strade un’aria stupefatta, quasi a sottolineare la scelta inspiegabilmente anticonvenzionale del colore di muri e infissi. Gli abitanti, tuttavia, non sembrano condividere una simile perplessità, arricchendo, al contrario, la stravaganza generale con aggiunte e dettagli di proprio gusto.

Il centro ideale di Venice è, però, un altro ancora, diverso da quelli finora descritti, e diverso dalla sua strada più conosciuta, Abbot Kinney, pullulante di boutique e ristorantini vegani, dedicata al fondatore stesso del luogo.

Per scoprirlo, il centro ideale, bisogna armarsi di pazienza e aspettare che il buio sia calato: solo allora, percorrendo un itinerario tortuoso tra case anonime e lavori stradali, si raggiungerà la meraviglia e l’attesa sarà completamente ripagata.

Assiepate intorno a canali e canaletti di dimensioni variabili ma di uguale fascino, si scorgeranno case e casette delle fate, ville e villini dalle cui finestre spiare vite belle, vite fortunate; porticati abbelliti da eleganti sedie e poltroni di legno, vialetti d’ingresso carichi di promesse insperate; terrazze colme di piante ornamentali e di risate lontane. E su tutto e su tutti, uno, dieci, cento alberi decorati di luci e lanterne cinesi ondeggianti alla vaga brezza sollevatasi dall’acqua, pronti a catturare i sogni di chiunque sia così fortunato da passare loro accanto.

E.M., Big Sur