Esiste la U.S. Route 101, El Camino Real, che per un lungo tratto
fiancheggia la costa fatta di rocce e di spiagge e l’oceano, a tratti calmo, a
tratti impetuoso.
Esiste la Highway 1, la Cabrillo Highway, che, se percorsa da San Luis Obispo in poi, trascina il viaggiatore tra campi e nebbia,
tra acqua e montagna, fino a raggiungere i picchi di querce e sequoie che
compongono il paesaggio mozzafiato di Big Sur.
Esiste la Highway 17 che, compassionevole, viene
in soccorso di quanti, superata la penisola di Monterey e i suoi richiami steinbeckiani, sperino in un cambio di
scenario, ormai nauseati del susseguirsi continuo di capannonicampicase, le
lagune improvvise e gli sprazzi di blu ancora negli occhi e nel cuore.
Alberi sempreverdi, robusti e
affidabili, raggruppatisi in boschi scuri e impenetrabili, accompagnano ora il
tragitto verso Santa Cruz e oltre,
impedendo, piamente, la vista dei centri abitati e delle loro inevitabili
brutture, e aprendosi piuttosto a un paesaggio incantevole, dall’aria corroborante.
Esiste la Interstate 5, infine, la strada più rapida
per divorare i 559 chilometri che separano la chiassosa Los Angeles dall’intellettuale San
Francisco, che, a dispetto di una tale caratteristica, indubbiamente
vantaggiosa per alcuni, si rivela la meno piacevole e più monotona delle
soluzioni finora proposte.
Circondata da ortaggi e poco
altro, corre silenziosa e veloce attraversando frammenti di paese anodini, macchiettati
di centri commerciali mastodontici e di punti vendita tra i più riconoscibili,
impedendo alla vista di spaziare oltre il giallo del granturco o il bruno della
zolla, che, lungi dall’affascinare con un’eco poetica, vengono ben presto a
noia.
Gli stessi mezzi di
trasporto, che siano automobili o furgoni poco importa, sembrano procedere
scontenti, imbarazzati, come se trovarsi in quel posto, in quel momento, sia la
peggiore delle sciagure, un’autentica calamità.
Le poche eccezioni,
generalmente berline di lusso di fabbricazione straniera, sfrecciano invece
indifferenti, consapevoli della propria importanza e di niente altro, orgogliose
del marchio impresso sul cofano e della cilindrata nascosta al loro interno.
Qualche stazione di servizio,
sistemata in posizione strategica qua e là, aspetta l’occasione propizia per
dare mostra di sé, offrendo tariffe convenienti, proponendo affari imperdibili.
Un corvo, in attesa di sgranchirsi le zampe, siede su un alto palo della luce o a cavallo di un’insegna: un accenno di movimento, un frullare di ali, e si tufferà giù, nel cuore dell’azione.
E.M., San Francisco