martedì 5 febbraio 2013

Notizie da Lilliput 71: La strada per San Francisco



La strada che da Los Angeles porta a San Francisco non è una, ma tante.

Esiste la U.S. Route 101, El Camino Real, che per un lungo tratto fiancheggia la costa fatta di rocce e di spiagge e l’oceano, a tratti calmo, a tratti impetuoso.

Esiste la Highway 1, la Cabrillo Highway, che, se percorsa da San Luis Obispo in poi, trascina il viaggiatore tra campi e nebbia, tra acqua e montagna, fino a raggiungere i picchi di querce e sequoie che compongono il paesaggio mozzafiato di Big Sur.

Esiste la Highway 17 che, compassionevole, viene in soccorso di quanti, superata la penisola di Monterey e i suoi richiami steinbeckiani, sperino in un cambio di scenario, ormai nauseati del susseguirsi continuo di capannonicampicase, le lagune improvvise e gli sprazzi di blu ancora negli occhi e nel cuore.

Alberi sempreverdi, robusti e affidabili, raggruppatisi in boschi scuri e impenetrabili, accompagnano ora il tragitto verso Santa Cruz e oltre, impedendo, piamente, la vista dei centri abitati e delle loro inevitabili brutture, e aprendosi piuttosto a un paesaggio incantevole, dall’aria corroborante.

Esiste la Interstate 5, infine, la strada più rapida per divorare i 559 chilometri che separano la chiassosa Los Angeles dall’intellettuale San Francisco, che, a dispetto di una tale caratteristica, indubbiamente vantaggiosa per alcuni, si rivela la meno piacevole e più monotona delle soluzioni finora proposte.

Circondata da ortaggi e poco altro, corre silenziosa e veloce attraversando frammenti di paese anodini, macchiettati di centri commerciali mastodontici e di punti vendita tra i più riconoscibili, impedendo alla vista di spaziare oltre il giallo del granturco o il bruno della zolla, che, lungi dall’affascinare con un’eco poetica, vengono ben presto a noia.

Gli stessi mezzi di trasporto, che siano automobili o furgoni poco importa, sembrano procedere scontenti, imbarazzati, come se trovarsi in quel posto, in quel momento, sia la peggiore delle sciagure, un’autentica calamità.

Le poche eccezioni, generalmente berline di lusso di fabbricazione straniera, sfrecciano invece indifferenti, consapevoli della propria importanza e di niente altro, orgogliose del marchio impresso sul cofano e della cilindrata nascosta al loro interno.

Qualche stazione di servizio, sistemata in posizione strategica qua e là, aspetta l’occasione propizia per dare mostra di sé, offrendo tariffe convenienti, proponendo affari imperdibili.

Un corvo, in attesa di sgranchirsi le zampe, siede su un alto palo della luce o a cavallo di un’insegna: un accenno di movimento, un frullare di ali, e si tufferà giù, nel cuore dell’azione.

E.M., San Francisco