Ci sono certe giornate di
febbraio, a Santa Monica, capaci di
rallegrare anche il più pessimista degli uomini.
Sono quelle giornate che si
annunciano gialle e azzurre fin dalla mattina, quando il termometro subisce
un’impennata verso climi tardo-primaverili, piuttosto che invernali.
Sono quelle giornate che
sembrano rischiarare anche gli ambienti più bui, solitamente meno esposti alla
luce solare che ora, invece, si intrufola ovunque, incurante dei segreti celati
e dei desideri nascosti, col preciso scopo di alleggerire fardelli e tristezze,
di alleviare delusioni e brutture.
In giornate così, anche il
canto degli uccelli sembra avere note diverse, più calde: dall’alto dei rami o
dai tetti delle case comunica il pensiero cristallino di corvi e passeri a
quanti siano in grado di capirlo o anche solo di apprezzarlo. La strada alla
quale si annuncia assume sfumature irreali, fiabesche quasi, trasfigurando in
un posto in cui valga davvero la pena vivere.
In giornate così, il caffè o
il cappuccino li si consuma all’aperto, comodamente seduti ai tavolini esterni
di uno dei tanti locali che colorano la città, tra ciotolone di acqua
espressamente dedicate ai cani e passeggini parcheggiati maldestramente sul
marciapiede, ragazzine in giro a fare acquisti e paparazzi a caccia di scoop.
È in giornate simili, che ci
si interroga seriamente sulla necessità di un mezzo di trasporto diverso dalla
bicicletta o dallo skateboard che, infatti, sfrecciano per ogni dove,
attentando alla salute fisica di chi, malauguratamente, non dovesse scansarli
per tempo.
È in giornate simili che,
lavoro o scuola permettendo, ci si ritrova al mare, a oziare sull’infinita
spiaggia che unisce Santa Monica a Venice
Beach, a Marina del Rey: sedie a
sdraio e ombrelloni compaiono alla chetichella, all’inizio vergognandosi un
poco, poi esibendosi orgogliosamente al resto dei gitanti; venditori e
venditrici di frutta esotica battono incessantemente l’arenile, promettendo
dolcezze e leccornie tutt’intorno; bagnini e poliziotti, ligi al proprio dovere,
scrutano meticolosamente l’orizzonte vicino e lontano.
A squadre ci si muove verso
le reti da beach volley, generosamente offerte dal comune a atleti di ogni
provenienza e età, che puntualmente si sfidano sul terreno incerto, garantendo
un piacevole intrattenimento a chiunque abbia la pazienza di osservarli.
Qualche pallone da rugby
solca il cielo sopra i bagnanti che, imperterriti, entrano e escono dall’acqua,
ogni tanto tremando di freddo, ma sempre scansando bambini intenti a giocare
con la sabbia del bagnasciuga e gabbiani alla perenne ricerca di cibo.
I parcheggi, minuscoli nella
distanza, diventano di minuto in minuto più rari e preziosi: fino alla sera,
quando le nuvole si faranno prima rosse e poi nere e la luna risplenderà,
bianca, in attesa di farsi nuovamente sole e nuovamente giallo.
E.M., Santa Monica