Un vialetto di nudo cemento
si inoltra nel complesso, dividendo simmetricamente le costruzioni e il prato
verde, che ospita fiori e piante dall’aspetto sano e rigoglioso.
Nere cassette della posta,
affacciate su deliziosi ingressi dal sapore antico, attendono pazienti missive
e messaggi di amanti perduti, di incontri dimenticati.
Qui nessuno esce e nessuno
entra; le luci non sembrano accendersi né la radio sintonizzarsi su alcun
canale. A conferma della particolarità del luogo, nessun essere vivente si vede
mai oltrepassare il cancelletto d’ingresso.
Tutt’intorno, il resto degli elementi,
architettonici e naturali, riconoscendone l’indiscussa e misteriosa bellezza,
quasi si inchina al suo cospetto, rivelandone con timore reverenziale i tratti
eleganti e l’aspetto generoso.
A pochi passi da un simile manifestarsi,
un arco di foglie e rami si erge compito sul marciapiede, drappeggio ideale
allo spettacolo delle case e del loro ventre nascosto, gravido di storie e di
segreti.
Una nebbia sottile si leva
oltre i comignoli squadrati, permeando di sé i tetti e le soglie, i davanzali e
i patii: suoi lembi sfilacciati si posano leggeri sui vetri delle finestre,
appannandone ulteriormente la già difficile visuale.
Passanti frettolosi consumano
in poche, decise falcate la distanza che li divide dal centro dell’azione,
dalla vita frenetica delle caffetterie gremite e delle boutique rinomate che
ignorano la magia di quell’angolo di città a loro così vicino.
Gli occhi grifagni, attratti
dal cellulare vivo nelle mani, o dai semafori generosi nei loro confronti,
passano indifferenti sui profili delle costruzioni, liquidandone i graziosi
tratti con aria di sufficiente meschinità.
Le villette, tuttavia,
sopportano e tacciono, certe della propria raffinatezza e della propria
meraviglia.
Sanno fin troppo bene della
trascuratezza di chi cammina loro accanto, delle distrazioni e delle piccinerie
quotidiane di chi le snobba con fare saccente.
Mentre loro, le case
imperscrutabili, le case fatate, ridono segretamente di tanta boria e di tanta
superficialità, capaci solo di solleticare una vena gioiosa di sotterranea
malizia.
E.M.