martedì 7 maggio 2013

Notizie da Lilliput 109: La vita segreta di una casa americana


A Santa Monica, lungo la 14° Strada poco prima dell’incrocio con Montana Avenue, si trova un posto incantato. Una semplice staccionata bianca lo protegge dal resto del mondo, assicurando le sue poche villette di legno chiaro a una dimensione priva di limiti spaziali e di riferimenti temporali, in cui nemmeno gli uccelli osano avventurarsi per paura di violarne l’indiscussa sacralità.

Un vialetto di nudo cemento si inoltra nel complesso, dividendo simmetricamente le costruzioni e il prato verde, che ospita fiori e piante dall’aspetto sano e rigoglioso.
Nere cassette della posta, affacciate su deliziosi ingressi dal sapore antico, attendono pazienti missive e messaggi di amanti perduti, di incontri dimenticati.

Qui nessuno esce e nessuno entra; le luci non sembrano accendersi né la radio sintonizzarsi su alcun canale. A conferma della particolarità del luogo, nessun essere vivente si vede mai oltrepassare il cancelletto d’ingresso.

Tutt’intorno, il resto degli elementi, architettonici e naturali, riconoscendone l’indiscussa e misteriosa bellezza, quasi si inchina al suo cospetto, rivelandone con timore reverenziale i tratti eleganti e l’aspetto generoso.

A pochi passi da un simile manifestarsi, un arco di foglie e rami si erge compito sul marciapiede, drappeggio ideale allo spettacolo delle case e del loro ventre nascosto, gravido di storie e di segreti.

Una nebbia sottile si leva oltre i comignoli squadrati, permeando di sé i tetti e le soglie, i davanzali e i patii: suoi lembi sfilacciati si posano leggeri sui vetri delle finestre, appannandone ulteriormente la già difficile visuale.

Passanti frettolosi consumano in poche, decise falcate la distanza che li divide dal centro dell’azione, dalla vita frenetica delle caffetterie gremite e delle boutique rinomate che ignorano la magia di quell’angolo di città a loro così vicino.

Gli occhi grifagni, attratti dal cellulare vivo nelle mani, o dai semafori generosi nei loro confronti, passano indifferenti sui profili delle costruzioni, liquidandone i graziosi tratti con aria di sufficiente meschinità.

Le villette, tuttavia, sopportano e tacciono, certe della propria raffinatezza e della propria meraviglia.
Sanno fin troppo bene della trascuratezza di chi cammina loro accanto, delle distrazioni e delle piccinerie quotidiane di chi le snobba con fare saccente.


Mentre loro, le case imperscrutabili, le case fatate, ridono segretamente di tanta boria e di tanta superficialità, capaci solo di solleticare una vena gioiosa di sotterranea malizia. 

E.M.