mercoledì 19 giugno 2013

Notizie da Lilliput 113: Che tempo, che fa...


Il mese di giugno porta, nella California meridionale, colori e profumi inconsueti, dalle tinte fosche, di sapore vagamente noir. All’improvviso, infatti, il panorama familiare di oceano e di sole, di palme e  di gabbiani, diventa altro, trasformandosi in una scenografia espressionista, un po’ brughiera inglese, un po’ pianura padana.

June gloom, tetraggine di giugno, è l’espressione che lo contraddistingue, e che suggerisce immediatamente visioni oscure, immagini conturbanti: echi letterari di un passato lontano bussano alla memoria, chiedendo vigorosamente conto del proprio stato, in attesa d’essere riscoperti e apprezzati, coccolati e veicolati.

Nemmeno Santa Monica, a dispetto della sua indole espansiva e solare, riesce a sottrarsi al cambiamento d’atmosfera: al contrario, visitandola in questo periodo dell’anno, tra fine primavera e inizio estate, si ha perfino la bizzarra sensazione che una simile condizione meteorologica sia stata lungamente attesa, fatalmente desiderata.   

Poco importa che già al primo albeggiare la luce fatichi a intrufolarsi nella spessa nebbia, fatta di sogni e di torpore, di brama e di illusioni, che aleggia come un uccello rapace sulle case e sulle chiese cittadine.

In attesa che gli uomini si sveglino al nuovo giorno, relegando nel buio della notte i pensieri più segreti e i desideri più nascosti, la coltre grigia ha gioco facile a reclamare ciò che più le aggrada, capricciosa e infantile, impadronendosi di ogni strada, informando di sé ogni piazza.

Quando, finalmente, le palpebre si sollevano e le pupille iniziano una lenta, e vaga, ispezione dell’ambiente circostante, le menti, allenate alle tenebre e intontite dal recente sopore, si compiacciono del colore uniforme che le ha cinte, spesso felicitandosi di un simile, insperato, regalo.

Quelle stesse menti, più tardi, si troveranno a affrontare un orizzonte ancora carico di nuvole basse e poco amichevoli, le cui intenzioni minacciose, tuttavia, pur muovendo dal Regno del Fulmine e del Tuono, si disperderanno presto, limitandosi a conferire al panorama una nota sospesa, da tragedia annunciata.

Molti uccelli, in prevalenza corvi e cornacchie, volano invece felici, tracciando nel cielo profondi solchi neri, eleganti messaggi di un codice misterioso e antico.
A volte, distratti dal proprio viaggiare, si avvicinano pericolosamente a un balcone o a una finestra, che abbandonano prontamente, lanciando nel vuoto richiami alti e dolorosi.

Mentre il tempo, che pareva essersi sfilacciato fino a diventare eternità, si prepara coscienziosamente a ricomporsi, per regalare a uomini e animali, a pomeriggio inoltrato, i caldi raggi del sole di un giorno come un altro.

E.M., Santa Monica