Il mese di giugno
porta, nella California meridionale,
colori e profumi inconsueti, dalle tinte fosche, di sapore vagamente noir. All’improvviso,
infatti, il panorama familiare di oceano e di sole, di palme e di gabbiani, diventa
altro, trasformandosi in una scenografia espressionista, un po’ brughiera
inglese, un po’ pianura padana.
June gloom,
tetraggine di giugno, è l’espressione che lo contraddistingue, e che suggerisce
immediatamente visioni oscure, immagini conturbanti: echi letterari di un
passato lontano bussano alla memoria, chiedendo vigorosamente conto del proprio
stato, in attesa d’essere riscoperti e apprezzati, coccolati e veicolati.
Nemmeno Santa Monica, a dispetto della sua
indole espansiva e solare, riesce a sottrarsi al cambiamento d’atmosfera: al
contrario, visitandola in questo periodo dell’anno, tra fine primavera e inizio
estate, si ha perfino la bizzarra sensazione che una simile condizione meteorologica
sia stata lungamente attesa, fatalmente desiderata.
Poco importa che già
al primo albeggiare la luce fatichi a intrufolarsi nella spessa nebbia, fatta
di sogni e di torpore, di brama e di illusioni, che aleggia come un uccello rapace
sulle case e sulle chiese cittadine.
In attesa che gli
uomini si sveglino al nuovo giorno, relegando nel buio della notte i pensieri
più segreti e i desideri più nascosti, la coltre grigia ha gioco facile a
reclamare ciò che più le aggrada, capricciosa e infantile, impadronendosi di
ogni strada, informando di sé ogni piazza.
Quando, finalmente,
le palpebre si sollevano e le pupille iniziano una lenta, e vaga, ispezione dell’ambiente
circostante, le menti, allenate alle tenebre e intontite dal recente sopore, si
compiacciono del colore uniforme che le ha cinte, spesso felicitandosi di un
simile, insperato, regalo.
Quelle stesse menti,
più tardi, si troveranno a affrontare un orizzonte ancora carico di nuvole basse e
poco amichevoli, le cui intenzioni minacciose, tuttavia, pur muovendo dal Regno
del Fulmine e del Tuono, si disperderanno presto, limitandosi a conferire al panorama una nota sospesa, da tragedia annunciata.
Molti uccelli, in
prevalenza corvi e cornacchie, volano invece felici, tracciando nel cielo profondi
solchi neri, eleganti messaggi di un codice misterioso e antico.
A volte, distratti
dal proprio viaggiare, si avvicinano pericolosamente a un balcone o a una
finestra, che abbandonano prontamente, lanciando nel vuoto richiami alti e
dolorosi.
Mentre il tempo, che pareva essersi sfilacciato fino a diventare eternità, si prepara coscienziosamente a ricomporsi, per regalare a uomini e animali, a pomeriggio inoltrato, i caldi raggi del sole di un giorno come un altro.
E.M., Santa Monica