A Big Bear Lake, nella Contea di San Bernardino, California, tutto sa di orso.
A iniziare dal nome
della località, adagiata mollemente sulle rive del lago omonimo, e di quello
della sua vicina, Big Bear City, a discapito del suono pretenzioso solo una
manciata di case sparse a ridosso della strada principale, il Big Bear
Boulevard.
Riferimenti ai
massicci plantigradi tradiscono anche le Big Bear News, il notiziario locale
alla radio, e il Big Bear Grizzly Newspaper, il quotidiano della zona; i luoghi
di ritrovo (il diner Teddy Bear, il ristorante Happy Bear), e perfino la
discarica, opportunamente ribattezzata Clean Bear.
Disseminati lungo i
viali, ordinati come si confà a un qualsiasi eremo di montagna, sono visibili
esemplari immobili dei tanto decantati animali, sorpresi nelle pose più varie:
teneri cuccioli, minacciosi kodiak e indifferenti baribal popolano
silenziosamente l’ambiente circostante, incutendo timore e proteggendo, nel
modo misterioso proprio delle statue, le porte e le finestre, le travi e i
gradini.
Altrove, poche
migliaia di esseri umani capaci di moltiplicarsi a dismisura in occasione del
festival internazionale di cinema e, soprattutto, dell’avvento della stagione
invernale (ricca di neve e di sport a essa legati), accolgono il visitatore
esibendo orgogliosamente case dai colori vivaci, calde di rosso e vibranti
di giallo, pittorescamente incorniciate di merli e di pizzi, intagliati
lungo i tetti e sopra gli usci.
Quegli edifici, sapientemente
lavorati col legno e con la pietra, richiamano immancabilmente alla memoria
paesaggi alpini, fatti di verde e di marrone, di tendine inamidate e di profumo
di camino.
Il centro cittadino,
composto di piccole costruzioni dal sapore europeo, offre locali in cui
scaldarsi le membra intirizzite e negozietti in cui rassicurarsi il ricordino
d’ordinanza, sia esso una tazza, un cappello o una felpa, tra una birreria insolitamente aperta anche la mattina e una baita ospitante l’ufficio informazioni.
Da qualsiasi parte ci
si giri, si vive la convinzione costante d’essere in Svizzera o in Austria (con
un paese della quale la cittadina è effettivamente gemellata); da qualsiasi
parte ci si giri, si vive immersi in un panorama di cime dorate e di timidi
stambecchi.
Unica nota stonata in
una simile partitura altrimenti perfetta, i continui rifacimenti del manto
stradale, nelle intenzioni dei promotori tassello necessario alla
trasformazione dei percorsi pedonali, appena gibbuti, in eleganti marciapiedi
dai richiami d’oltreoceano; eppure, nella realtà dei fatti, ostacolo grinzoso alla fantasia, fatalmente
strappata alle sue incursioni nella terra dei troll e degli gnomi dai prospetti
colorati delle vie che verranno, ostentatamente presenti a ogni angolo di
strada.