sabato 7 dicembre 2013

Notizie da Lilliput 150: Sweet Sunday

Le domeniche pomeriggio di metà autunno possono essere particolarmente monotone, a Salinas.

Perfino l’ufficio del cacciatore di taglie, che accoglie il viaggiatore al suo ingresso in città, sembra riposare di un riposo tormentato quanto un personaggio da romanzo realista.

Le strade, vuote e desolate, risuonano esclusivamente dei passi dei pochi coraggiosi che, sfidando i primi rigori novembrini e battendo i piedi sull’asfalto per questo freddo improvviso, si affrettano verso il museo dedicato a John Steinbeck, scrittore.

I palazzi che lo circondano, esemplare unico di architettura contemporanea, conservano il sapore delle storie di un tempo, quelle in cui i piccoli proprietari terrieri, impoveritisi inaspettatamente, attraversavano gli Stati Uniti, carichi di figli e masserizie, in cerca di sole e lavoro.

Costruzioni basse, archi a volta e vetri policromi decorano orgogliosamente i larghi viali silenziosi, mentre un’antica insegna della FOX, algida e altezzosa, occhieggia nella distanza.

Quasi che un ciclone avesse spazzato via la vita, raramente si scorge la sagoma di un altro essere umano attraversare di nascosto un incrocio per poi sparire all’interno di un bar.

I locali dedicati al cittadino più illustre, carichi di aneddoti e memorie, di istantanee e fotogrammi, sembrano immensamente più grandi di quanto in realtà non siano: a parte il personale, infatti, la struttura non ospita che una coppia di turisti intirizziti.

Dalla prima infanzia all’età adulta, le pareti riportano fedelmente la parabola entusiasmante dell’uomo che, caparbiamente, ha dedicato la propria carriera ai volti umili, ai personaggi buffi e teneri, dolenti e affascinanti, incontrati giorno dopo giorno dopo giorno.

Il tempo, tra una citazione dotta e un richiamo letterario, sembra congelarsi indefinitamente.

Le sale, una dentro l’altra, una di seguito all’altra, come in un gioco di specchi moltiplicano le passioni, vibrano di indignazione e di poesia, di impegno civile e di calore umano.

Più tardi, abbandonati gli spazi espositivi, la città sembra risplendere di una luce diversa: gli occhi, abituatisi alle immagini, semplici e evocative insieme, ammirate all’interno del museo, osservano ora una nuova dimensione, fatta di racconti passati, di contadini testardi e di lotte per la sopravvivenza.

Mentre i campi tutt’intorno, coltivati a frutta e ortaggi, sussurrano anch’essi parole e segreti.


E.M., Salinas