Le domeniche
pomeriggio di metà autunno possono essere particolarmente monotone, a Salinas.
Perfino l’ufficio del
cacciatore di taglie, che accoglie il viaggiatore al suo ingresso in città,
sembra riposare di un riposo tormentato quanto un personaggio da romanzo
realista.
Le strade, vuote e
desolate, risuonano esclusivamente dei passi dei pochi coraggiosi che, sfidando
i primi rigori novembrini e battendo i piedi sull’asfalto per questo freddo
improvviso, si affrettano verso il museo dedicato a John Steinbeck, scrittore.
I palazzi che lo
circondano, esemplare unico di architettura contemporanea, conservano il sapore
delle storie di un tempo, quelle in cui i piccoli proprietari terrieri,
impoveritisi inaspettatamente, attraversavano gli Stati Uniti, carichi di figli
e masserizie, in cerca di sole e lavoro.
Costruzioni basse,
archi a volta e vetri policromi decorano orgogliosamente i larghi viali
silenziosi, mentre un’antica insegna della FOX, algida e altezzosa, occhieggia
nella distanza.
Quasi che un ciclone
avesse spazzato via la vita, raramente si scorge la sagoma di un altro essere
umano attraversare di nascosto un incrocio per poi sparire all’interno di un
bar.
I locali
dedicati al cittadino più illustre, carichi di aneddoti e memorie, di
istantanee e fotogrammi, sembrano immensamente più grandi di quanto in realtà
non siano: a parte il personale, infatti, la struttura non ospita che una
coppia di turisti intirizziti.
Dalla prima infanzia
all’età adulta, le pareti riportano fedelmente la parabola entusiasmante
dell’uomo che, caparbiamente, ha dedicato la propria carriera ai volti umili,
ai personaggi buffi e teneri, dolenti e affascinanti, incontrati giorno dopo
giorno dopo giorno.
Il tempo, tra una
citazione dotta e un richiamo letterario, sembra congelarsi indefinitamente.
Le sale, una dentro
l’altra, una di seguito all’altra, come in un gioco di specchi moltiplicano le
passioni, vibrano di indignazione e di poesia, di impegno civile e di calore
umano.
Più tardi,
abbandonati gli spazi espositivi, la città sembra risplendere di una luce
diversa: gli occhi, abituatisi alle immagini, semplici e evocative insieme, ammirate
all’interno del museo, osservano ora una nuova dimensione, fatta di racconti
passati, di contadini testardi e di lotte per la sopravvivenza.
Mentre i campi
tutt’intorno, coltivati a frutta e ortaggi, sussurrano anch’essi parole e
segreti.
