Si dice che negli
anni ’70 Los Angeles fosse talmente avvolta dai gas di scarico delle decine e
centinaia di mezzi che quotidianamente la appestavano, da perdere la cognizione
del tempo e dello spazio: i giorni si susseguivano tutti grigi, tutti uguali; mentre
il contorno delle montagne si scioglieva tristemente nelle volute di fumo.
Bunker Hill piangeva allora
i propri sogni dimenticati e l’intero centro cittadino si svendeva al miglior
offerente, scialacquando in rapide battute il capitale sociale accumulato nel
corso del tempo.
Fortunatamente,
tuttavia, accade che le storie, anche le più cupe, abbiano, di quando in
quando, un lieto fine. E così, camminare oggi per le strade fino a ieri
territorio di nessuno si rivela una piacevole risorsa per una comunità che al
turismo, oltre che all’industria cinematografica, si affida prontamente.
Angolo dopo angolo,
piazza dopo piazza, il cuore storico della Città degli Angeli è finalmente
tornato a nuova vita.
Vezzosamente, quasi a
ricordare le ferite e le suture sulle quali ha poggiato la propria, orgogliosa,
rinascita, l’amministrazione ha preferito conservare alcuni scorci di
innegabile degrado: palazzi sbilenchi, parcheggi di terreno brullo e macilento,
saracinesche accasciate sul marciapiede con misurata dignità.
La cui vista, dopo un
primo attimo di smarrimento, è capace di elevare l’animo dell’osservatore fino
alla completa accettazione delle apparenti storture: percorrendo vie
misteriose, la mente e le viscere si inebriano, infatti, del fascino
sottilmente perverso nascosto nell’orrido e nelle sue molteplici espressioni.
Poco oltre, i simboli
più facilmente riconoscibili del quartiere sfilano, in bella mostra: l’alto
municipio, dalle pareti bianche e dall’elegante figura liberty, la sede del
“Los Angeles Times”, la quarta dal momento della fondazione del quotidiano, la
stazione ferroviaria, la fotogenica Union Station, il Dorothy Chandler Pavilion
e il Walt Disney Concert Hall si contendono il primato di sguardi ammirati e
volti stupiti.
La corte di
giustizia, sovrastata da statue severe e silenziose, e un vivace parco, ricco
di verde e di bancarelle dagli aromi invitanti, apportano discretamente un
prezioso contributo al panorama circostante.
Mentre le montagne
puntute, ormai perfettamente visibili nella distanza, incorniciano quelle
immagini, finalmente tornate a splendere di luce propria.
E.M., Santa Monica