sabato 1 febbraio 2014

Notizie da Lilliput 162: Brentwood per noi

Ogni tanto il panorama rassicurante, fatto di caffetterie alla moda e negozietti di grido, offerto da Montana Avenue, assume contorni soffocanti: gli occhi aspirano a osservare nuove cose, le gambe desiderano sgranchirsi in nuove direzioni.

In un soffio, si è pronti a varcare il limite invisibile della 16° strada per proseguire poi verso est, verso Los Angeles, a caccia di avventura e in braccio all’Ignoto.

Dopo pochi attimi di spaesamento (tutto, qua intorno, ha le sembianze rassicuranti del già visto: la scuola elementare, le graziose villette, i prati curati, i lavori in corso), tuttavia, la schiena è percorsa da un brivido di piacere inaspettato.

In corrispondenza della 26° strada, infatti, a uno degli incroci più trafficati del quartiere, un edificio di colore azzurro attira immancabilmente l’attenzione: è la scuola d’arte che, con la sua promessa di armonia e bellezza, spezza il succedersi altrimenti monotono, benché fattosi improvvisamente più rado, di palmeSUVcanidirazza.

Incuriositi dalla sua bizzarra posizione, gli animi curiosi non mancheranno dunque di raggiungerlo, evitando, altresì, di varcarne la soglia.

Qualcosa, al suo esterno, ha fatto distogliere loro lo sguardo. Che, ora, si estende quanto più possibile in direzione di Brentwood, luogo idealmente separato da Santa Monica eppure a essa indissolubilmente legato.

I piedi, frementi d’eccitazione, percorrono quindi il tragitto, tra steccati giapponesi e abitazioni imponenti e lussuose, tra dettagli di gusto e statue da giardino di rara bruttezza.

Una appresso all’altra, sfilano Alta e Carlysle, Georgina e Marguerita: differenti ingressi e differenti famiglie, stesso tenore (alto) di vita.

Ma di colpo l’orizzonte si contrae, riducendosi a un singolare complesso edilizio. Un ampio parcheggio si apre su un caseggiato leggermente sopraelevato rispetto al marciapiede.

Assi in legno, dipinte di bianco candido e rosso cupo, disegnano le sagome accattivanti di una costruzione dai tratti antichi: un po’ casa in riva al mare, un po’ ranch da Far West, l’elegante centro commerciale si offre, invitante, allo spettatore.

Un complicato sistema di passerelle, degne del migliore stabilimento balneare dei tempi andati, unisce le sue diverse aree; insegne e arredi di gusto rétro solleticano diabolicamente la curiosità; una giostra ottocentesca gira all’infinito.


Mentre dietro ogni angolo, sotto ogni tavolo, sopra ogni uscio, si nascondono, invisibili ai più, le memorie gloriose dei giorni passati.

E.M., Santa Monica