L’ammaestratore di serpenti
non crede alla propria fortuna: sa per esperienza dei sabati pomeriggio
affollati, quando turisti e locali, studenti e professionisti si riversano sul
lungomare di Santa Monica a godere senza rimorso dei raggi pigri del sole
californiano.
Ma oggi c’è qualcosa di
diverso, nell’atmosfera che lo circonda: intorno a lui, fermi a osservare le
lente evoluzioni dei suoi due pitoni addomesticati e assonnati, sembrano
esserci molti più spettatori del consueto; così tanti da ostruire il già
difficile passaggio che dal Pacific Palisades Park porta al molo cittadino.
L’uomo, intanto, continua a
urlare e a gesticolare, a accarezzare e a sedurre: incapace di risolvere
l’intricato mistero della folla oceanica che gli si muove accanto, spesso
fermandosi incuriosita alla vista dei rettili, si limita a registrare la felice
combinazione del fato e, tra un fremito delle narici e un’incrinatura nella
voce, presto ignora il sapore inconsueto, l’aroma dimenticato da tempo che l’aria
porta con sé.
Poco oltre, una coppia di
enormi pappagalli bianchi riposa sui trespoli, infastidita appena dai passanti
che, affascinati da quel piumaggio lucente, osano avvicinarsi un pollice di
troppo.
Il loro proprietario,
intanto, si affanna a recuperare sguardi ammirati e bocche spalancate per la
meraviglia alla vista di un terzo esemplare appallottolato come un gomitolo
iridescente, che rimbalza da un palmo all’altro delle sue mani callose.
Bancarelle di dolci e hot
dog, rivendite di magliette e ricordini economici fanno da sfondo agli
imbonitori: brulicanti di decine e decine di avventori e di potenziali clienti,
faticano a contenere l’entusiasmo di quanti, assaporando l’evento che qui li ha
portati — la maratona losangelina prevista per l’indomani — si disperdono in
rivoli di eccitazione e felicità.
La lunga passerella che
conduce alla giostra e agli altri divertimenti, nel frattempo, si è andata
riempiendo di nuove voci e di nuovi profumi, di nuovi accenti e di nuove fragranze.
Discorsi si sovrappongono a
discorsi, idiomi si accavallano a idiomi: distinguerli tutti è impresa
impossibile.
Mille mani si avvicendano
sulla balaustra che guarda alla spiaggia, indicando bagnanti tardivi, additando
torrette animate; centinaia di piedi marciano al suono silenzioso di ritmi
interiori, ognuno con la propria melodia, trascinante e irripetibile, ognuno
col proprio incanto, distinto e indiscreto.
Mentre il cielo, fattosi
rosso fuoco tutto d’un colpo, aspetta la luna, a fare ordine nel caos delle
cose umane.
E.M., Santa Monica