venerdì 28 marzo 2014

Notizie da Lilliput 190: Fischia il vento

Le giornate di vento forte portano, a Santa Monica, i suoni dell’oceano che mugghia all’orizzonte, squassato da onde alte e spumose; non troppo frequenti, in questo angolo di California.

Poco per volta, quegli stessi suoni si confondono nell’aria con i versi degli uccelli, storditi dalle folate improvvisamente fattesi ostili, e con il rumore dei rami degli alberi, in moto oscillatorio perenne.

Rimbalzano in alto, sulle formazioni di nuvole bianche e gonfie, in assetto da guerriglia, pronte a dire la loro a chiunque si dimostri tanto sconsiderato da interpellarle.

Precipitano verso il basso, ricadendo a pioggia sulle teste appuntite e sulle code voluminose degli scoiattoli che, infastiditi dal cambiamento di atmosfera, hanno già iniziato a soffiarsi contro, considerando i propri simili un’oscura minaccia, al pari di un animale predatore o di un essere umano troppo invadente.

Le raffiche insistenti, tuttavia, di quando in quando violente al punto da diventare inopportune, distraggono e disturbano anche le menti e gli animi di certi passanti che, come gatti innervositi da un maestrale eccezionalmente cattivo, sembrano impazzire di colpo.

E così, in uno schioccare di dita, svuotano i cervelli del contenuto quotidiano, sempre uguale a se stesso, giorno dopo giorno, anno dopo anno, per riempirli di parole diverse: a volte sfrontate, altre volte timide, a tratti sussurrate, a tratti gridate con quanto fiato si ha in gola, a indirizzi impensati, a destinatari sconosciuti.

In quegli attimi, i pensieri e le idee si cristallizzano in stalattiti e stalagmiti, sbriciolandosi poi sull’asfalto della strada e sul cemento dei marciapiedi; mentre immagini ardite e ipotesi baldanzose si affacciano, impertinenti, a rimescolare percorsi e destini.

In quei frangenti, basta sollevare lo sguardo, e farlo vagare pigramente nello spazio, per percepire un cambiamento, anche sottile, anche minimo, negli umori del mondo circostante.

Sembra che da un minuto all’altro, da un istante all’altro, i sogni e i desideri che ogni essere vivente nasconde, giù giù nelle cavità più remote, debbano manifestarsi in un turbinio di sensazioni, in un’esplosione di contenuti.


Sospesi ovunque, aspettano un segnale, attendono una conferma: per volteggiare sui tetti delle case e sulla risacca del bagnasciuga, per ricoprire i petali dei fiori e gli usci degli edifici; per ricordare infine, con il loro planare delicato, una voce lontana nel tempo, una nenia dimenticata, cantilenante e sensuale come una battuta pronunciata con cadenza romagnola.

E.M., Santa Monica