Le chiavi dello chalet della famiglia T., a Big Bear Lake, non
aprono solo la porta di casa, ma anche, soprattutto, lo scrigno segreto di
presenze reali e fantastiche, di suggestioni poetiche come una fiaba russa e di
mitologie intense come una leggenda germanica.
In autunno, quando il tempo è ancora mite e gli animali si
attardano ai raggi mansueti dell’ultimo sole caldo, l’abitazione, legno e
pietra al limitare di un bosco fitto e scuro, ospita il visitatore con generosità
e benevolenza, offrendo se stessa e le proprie meraviglie.
I due piani che la compongono, rossi di tessuti e chiari
d’arredo, racchiudono stanze accoglienti, le cui finestre, grandi vetrate
affacciate sulla natura, sono all’occorrenza giganteschi buchi della serratura,
confortevoli cabine di proiezione dal materiale sempre nuovo e inaspettato.
Alle prime luci dell’alba, infatti, quando i pochi residenti
dell’esclusivo Aspen Drive dormono gli scampoli finali della notte che porta
consiglio, i giardini e la strada si animano dell’attività frenetica dei vicini
presenti tutto l’anno, ghiandaie e scoiattoli, lepri e marmotte.
Scostando le pesanti tende a quadri con estrema cautela, si possono
allora cogliere lampi di salutare caoticità, riconoscendo, nell’ordine: chi si
scrolla il piumaggio con studiata noncuranza e chi si muove circospetto a
caccia di noci e altre prelibatezze; chi annusa l’aria, tastandone il grado di
purezza e pericolosità e chi, infine, lavora alacremente la terra,
riarrangiandone l’assetto in base al proprio estro.
Da un ramo all’altro è un continuo cinguettare di storie e di
aneddoti; da una pietra all’altra un infinito ridere dell’umana ottusità. Un
movimento improvviso dei cespugli rivela un paio di orecchie lunghe e morbide;
mentre, mimetizzato nelle zolle brune, un musetto irrequieto fa la sua gradita
comparsa.
Intorno alla vasca idromassaggio, che occupa regalmente un’ampia
porzione di terrazza, gli animali del bosco conducono la propria,
quieta, esistenza, nella consapevolezza di non disturbare nessuno e la conseguente speranza di non essere disturbati.
Eppure, di un simile incanto, basta un nulla a turbare l’ordine,
basta un’inezia a sconvolgere l’armonia. Basta, per dire, che una mano curiosa
si armi di macchina fotografica e si faccia più sfrontata, perché quegli esseri
minuti si dissolvano come d’incanto, svanendo in un soffio di polvere e cielo.
A poco, ormai, valgono i disperati tentativi di richiamare a sé
il prodigio disperso: né i versi, né i semi di girasole sapientemente distribuiti
con noncuranza potranno alcunché. Il fermento vitale, gioito con stupore fino a
poco prima, aspetterà un intero giorno, nella migliore delle ipotesi, per farsi
nuovamente scorgere e, una volta di più, ammirare e invidiare.
E.M., Big Bear Lake