Nel buio della città addormentata, gli abitanti delle profondità marine lasciano i propri
comodi antri per emergere in superficie. Qua, tra i flutti lattiginosi al
chiarore lunare, si sgranchiscono gli arti giocando a palla con le foche e i
delfini, dopo averli strappati al sonno dei
giusti ridacchiando sommessamente.
Onda dopo onda, al ritmo di
movimenti rilassati dal troppo oziare, approdano sul bagnasciuga scuro e
fresco, cui hanno pensato con trepidazione per tutto il giorno appena trascorso.
Rassicuratisi dell’assenza di altri esseri viventi nelle loro vicinanze, si concedono qualche ora di
assoluto relax, alla luce tremula e compiacente del molo poco distante.
Primi a scrollarsi l’acqua di
dosso, i tritoni, insospettabili cavalieri cortesi, si affannano con la sabbia
umida a rendere il più accogliente possibile l’arrivo delle proprie dame, le
sirene. Con mosse precise e esperte modellano dunque castelli e fossati, torri
e merli, nel commovente tentativo di restituire uno scorcio domestico alle intransigenti compagne.
Le quali, puntualmente,
fingono di apprezzare una simile gentilezza, sollevando
un sopracciglio in segno di sorpresa o schiudendo la bocca in un’espressione di
meraviglia. Benché intimamente, in realtà, fremano dal desiderio di esplorare, per conto proprio, l’arenile circostante.
Lasciati i fidanzati a
chiacchierare di argomenti noiosi e scontati, si dileguano quindi alla
chetichella, gorgogliando di piacere all’idea del divertimento prossimo
venturo.
Lontane dagli sguardi amorosi
e discreti dei possenti anfitrioni, si radunano al riparo di un gruppo di
rocce verdi di muschio, a scambiarsi opinioni e segreti. Di quando in quando,
percorse da una vena di improvviso autocompiacimento, si spogliano delle code,
abbandonandole con noncuranza sulla battigia e, libere, si lanciano in folli corse
e balli spericolati.
Nettuno, intanto, è emerso in
un ribollire di spuma e, lisciandosi la lunga barba dai riflessi iridescenti, osserva
da qualche tempo quelle figlie e quei figli, quelle nipoti e quei nipoti
perdersi nella sarabanda consueta della tenebra che celebra la venuta del nuovo
giorno.
Un bagliore improvviso richiama
l’attenzione dei convenuti: è il sole che si annuncia, imperioso.
Il litorale, risuonante di voci e di suoni, ammutolisce di colpo: il
rito è concluso, il passaggio è avvenuto.
Mentre il popolo degli abissi, ebbro dell'esperienza vissuta, si avvia lentamente a casa, dimenticando dietro di sé una scia di ricordi e sospiri.
E.M., Santa Barbara
Mentre il popolo degli abissi, ebbro dell'esperienza vissuta, si avvia lentamente a casa, dimenticando dietro di sé una scia di ricordi e sospiri.
E.M., Santa Barbara