Los Angeles è sole, oceano e
quartieri.
I quartieri sono strade, case
e capannoni.
I capannoni sono uffici,
ristoranti e teatri.
I teatri, infine, sono luoghi
di cultura, di arte, di spiritualità.
Che, di quando in quando, grazie
a una simile natura proteiforme, ospitano eventi magici, della magia sottile
come fumo dei nativi americani.
La piccola sala, così stretta
e lunga da sembrare un budello di passaggio, letterale e simbolico, si anima
allora di attori e di pubblico, di registi e di scrittori, legati dal filo
invisibile della storia da raccontare e da esperire, in un silenzio improvviso
fatto di molte aspettative e di pochi imbarazzi.
Dopo un primo esercizio di
riscaldamento, ché qui, stasera, si affronta il compito, difficilissimo, di
leggere per la prima volta una sceneggiatura a più voci, i personaggi iniziano
a prendere corpo, trasportando i presenti in un luogo sperduto del Nuovo Messico, durante il tempo intricato della Seconda Guerra Mondiale.
Joe e David, Hetta e Nina
diventano perciò, sotto gli occhi affascinati degli amici seduti
dall’altra parte della stanza, Nick e Tilano, Kitty e Edith; mentre le pareti
nere e il soffitto di cavi e luci splendono ora dei colori abbacinanti del
deserto americano.
Una voce femminile sicura e
vibrante, dalle intonazioni dolci e dalla pronuncia perfetta, procede spedita
tra interni e esterni, giorni e notti, tra il caldo dell’estate e il freddo
dell’inverno, eclissandosi, a seconda del bisogno, per cedere di volta in volta
il passo alle compagne di sorte, anch’esse dalle molte sfumature e dalle
infinite suggestioni.
Gli anni scorrono veloci, al
ritmo sostenuto delle pagine leggere: non ci si accorge del passare continuo
dei minuti, irretiti dai paesaggi e dai profumi della Nuova Frontiera e dei
suoi tanti segreti.
Battuta dopo battuta,
descrizione appresso a descrizione, le leggende indiane si fondono con la bomba
atomica, il destino del singolo si fa avventura dell’intera umanità. E un
serpente piumato, avvolto in lingue di fuoco salvifico, si fa triste messaggero
di sciagure future.
Fuori, intanto, nel
pomeriggio insolitamente nuvoloso, trasformatosi bruscamente in notte grigia di
pioggia, i rumori di quest’angolo di Glendale, settore nordoccidentale della città,
agli inizi attutiti dall’insonorizzazione capace, sono di colpo cessati del
tutto; desiderosi, probabilmente, di pagare il proprio personale tributo al
mistero chiamato spettacolo, all’enigma chiamato vita.