Forse non tutte le
storie che si narrano su Oxnard sono vere. Molte, le più diffuse, a ben
pensare, sembrano anzi nate dalla mente tormentata di un giallista alla deriva,
alla ricerca disperata di un intreccio originale da contrapporre alla banalità
sconfortante delle poche idee finora racimolate.
Eppure, nonostante
simili natali, le storie su Oxnard che attirano maggiormente l’attenzione,
depositandosi con prepotenza nella memoria di quanti le ascoltino, sono quelle
che parlano dell’intrico labirintico delle sue strade e della disperazione che
assale chiunque, estraneo alla zona, debba attraversarle per un motivo o per un
altro. Come, per esempio, in occasione di un viaggio di piacere da Los Angeles
a San Francisco.
La panoramica Pacific Coast Highway che, straordinariamente sgombra di mezzi e di lavori in corso, ha
portato sani e salvi in città, infatti, presto si perde in rivoli di viali
principali e vicoli secondari, in uno scenario desolante di centri commerciali e
caseggiati popolari.
Le leggende che si
raccontano davanti al fuoco scoppiettante di un camino nelle fredde sere
invernali parlano a questo punto di gesti inconsulti e di stridio di freni, di
gomme inchiodate sull’asfalto e di insulti recitati come mantra.
La realtà, invece, è
tutt’altra.
Seguendo
diligentemente i cartelli disseminati lungo il cammino, infatti, non ci si
perde facilmente. Né, tanto meno, si smarrisce il filo dei propri pensieri, a seguito
degli accadimenti circostanti.
Piuttosto, questo sì,
ci si distrae a causa di quella malinconia che si avventura nel cuore e nelle
viscere del viaggiatore in transito per località senz’anima, apparentemente
prive di carattere e di speranza.
Oxnard e la sua
arteria principale, l’Oxnard Boulevard, sembrano appunto fatti di una tale
materia. Saloncini di bellezza e rivendite di pneumatici, localini messicani di
poche pretese e tavole calde dall’aspetto fatiscente ne punteggiano il panorama,
gettando un velo di tristezza sul percorso e le sue meraviglie.
Più
ci si addentra lungo il tragitto obbligato alla volta della U.S. Route 101 —
la strada che, ore dopo, porterà finalmente a destinazione — più un senso
malcelato di angoscia si insinua nella fantasia del passeggero, deviandola su
terreni pericolosi e affascinanti al tempo stesso.
Povertà
e emarginazione, riscatto sociale e lucida follia si agitano allora davanti ai
suoi occhi, costringendolo a un improvviso moto di coscienza, a un’imprevista
presa di posizione.
Il
paesaggio, tuttavia, ignaro di queste rivoluzioni dello spirito, continua a
sfrecciare, immutato, ai lati della carreggiata, limitandosi a una misurata
presentazione di sé.
Ma
quando le casette si fanno complessi residenziali curati e costosi, e le
piccole drogherie rivendite famose di articoli vari, infine, si può tirare un
sospiro di sollievo e respirare, nella segreta convinzione che perdersi in un
labirinto leggendario sarebbe stato meno traumatico che seguire questa rotta,
tragica e predestinata.
E.M., Santa Monica
