sabato 16 novembre 2013

Notizie da Lilliput 142: Urban Legends

Forse non tutte le storie che si narrano su Oxnard sono vere. Molte, le più diffuse, a ben pensare, sembrano anzi nate dalla mente tormentata di un giallista alla deriva, alla ricerca disperata di un intreccio originale da contrapporre alla banalità sconfortante delle poche idee finora racimolate.

Eppure, nonostante simili natali, le storie su Oxnard che attirano maggiormente l’attenzione, depositandosi con prepotenza nella memoria di quanti le ascoltino, sono quelle che parlano dell’intrico labirintico delle sue strade e della disperazione che assale chiunque, estraneo alla zona, debba attraversarle per un motivo o per un altro. Come, per esempio, in occasione di un viaggio di piacere da Los Angeles a San Francisco.

La panoramica Pacific Coast Highway che, straordinariamente sgombra di mezzi e di lavori in corso, ha portato sani e salvi in città, infatti, presto si perde in rivoli di viali principali e vicoli secondari, in uno scenario desolante di centri commerciali e caseggiati popolari.

Le leggende che si raccontano davanti al fuoco scoppiettante di un camino nelle fredde sere invernali parlano a questo punto di gesti inconsulti e di stridio di freni, di gomme inchiodate sull’asfalto e di insulti recitati come mantra.

La realtà, invece, è tutt’altra.

Seguendo diligentemente i cartelli disseminati lungo il cammino, infatti, non ci si perde facilmente. Né, tanto meno, si smarrisce il filo dei propri pensieri, a seguito degli accadimenti circostanti.

Piuttosto, questo sì, ci si distrae a causa di quella malinconia che si avventura nel cuore e nelle viscere del viaggiatore in transito per località senz’anima, apparentemente prive di carattere e di speranza.

Oxnard e la sua arteria principale, l’Oxnard Boulevard, sembrano appunto fatti di una tale materia. Saloncini di bellezza e rivendite di pneumatici, localini messicani di poche pretese e tavole calde dall’aspetto fatiscente ne punteggiano il panorama, gettando un velo di tristezza sul percorso e le sue meraviglie.

Più ci si addentra lungo il tragitto obbligato alla volta della U.S. Route 101 — la strada che, ore dopo, porterà finalmente a destinazione — più un senso malcelato di angoscia si insinua nella fantasia del passeggero, deviandola su terreni pericolosi e affascinanti al tempo stesso.

Povertà e emarginazione, riscatto sociale e lucida follia si agitano allora davanti ai suoi occhi, costringendolo a un improvviso moto di coscienza, a un’imprevista presa di posizione.

Il paesaggio, tuttavia, ignaro di queste rivoluzioni dello spirito, continua a sfrecciare, immutato, ai lati della carreggiata, limitandosi a una misurata presentazione di sé.


Ma quando le casette si fanno complessi residenziali curati e costosi, e le piccole drogherie rivendite famose di articoli vari, infine, si può tirare un sospiro di sollievo e respirare, nella segreta convinzione che perdersi in un labirinto leggendario sarebbe stato meno traumatico che seguire questa rotta, tragica e predestinata.

E.M., Santa Monica