giovedì 14 novembre 2013

Notizie da Lilliput 141: Effetti speciali

Il lungo Culver Boulevard, interminabile viale d’accesso a Culver City, ala occidentale della contea di Los Angeles, ha l’aspetto, solido e effimero insieme, di un immenso set cinematografico all’aperto.

Percorrendolo nel suo tratto iniziale, a ridosso della I-10, del resto, si offre quasi immediatamente alla vista del viaggiatore l’albergo nel quale, sul finire degli anni ’30, l’intera popolazione dei Munchkin soggiornava, durante le riprese del Mago di Oz, immersa in un’atmosfera onirica di bevute e di mangiate, di golardia e di eccitazione.

L’edificio, con la sua fisionomia curiosamente triangolare, ricorda uno dei tanti “ferri da stiro” non originali disseminati per il paese: mattoni rossi e profili bianchi, si erge graziosamente a guardia della città, equamente distribuendosi alla confluenza di due strade, al pari del modello più famoso.

Poco oltre, è la volta di una costruzione bassa, dagli echi lagunari, in cui, affacciata a una finestra rinascimentale, pare scorgersi la figura dolente di Desdemona, disperatamente alla ricerca dell’amato Otello.

Il quale, dal canto suo, ha preferito dileguarsi a caccia di un bicchiere di vino francese, da assaporare comodamente seduto a uno dei tavolini esterni del bistrot di quartiere, un budello inequivocabilmente parigino, felicemente incassato in una teoria bizzarra di ristoranti messicani e taverne italiane, di bar di illustri catene e oscuri locali sconosciuti ai più.

L’elegante Washington Building è ciò che tutti li racchiude e tutti li contiene: a metà tra palazzo governativo e abitazione signorile del XIX secolo, esibisce con orgoglio i propri tesori; la domenica specialmente, gremiti della clientela più varia.

Il marciapiede su cui si affacciano gli ingressi secondari, tuttavia, racchiude una sorpresa in più, tanto più gradita quanto meno scontata: una casa singola, un villino in legno protetto da una semplice inferriata, si materializza d’improvviso, richiamando alla mente pellicole in bianco e nero, noir e thriller dei giorni passati.

Al suo interno sembra non esserci nessuno; nessuno, per l’esattezza, sembra più abitare lì da molto tempo. La sua immagine, di colpo, si fa sbiadita, come appannata da una nebbia artificiale prodotta da qualche misterioso macchinario invisibile all’occhio umano.


Mentre sullo sfondo, di minuto in minuto sempre più teatrale e sempre meno terreno, iniziano a delinearsi, ancora poco distinguibili a causa del lucore innaturale, figure di fauni e di folletti, di fate e di troll, pronti a scalzare l’umanità circostante per ricrearne una diversa, dagli accenti violentemente contrastati.

E.M., Santa Monica