lunedì 3 febbraio 2014

Notizie da Lilliput 163: Via coi venti

Gli abitanti di Santa Monica si sono risvegliati stamattina, sabato I febbraio, percependo nell’aria un mutamento strisciante, una trasformazione in atto.

A iniziare è stato il tempo meteorologico che, da qualche giorno, è cambiato, abbandonando il chiarore rassicurante del sole per abbracciare la cupa uniformità delle nuvole.

Indeciso sul da farsi, ha poi provveduto a liberare il cielo da quella cappa opprimente, sprigionando un vento sorprendentemente forte, del tutto diverso dalla brezza oceanica cui si è abituati, in città.

Ovunque, nei giardini, per le strade, gli alberi e le piante hanno preso a flettersi, talvolta in maniera pericolosa, soggiogati dall’improvviso levarsi degli elementi naturali eppure, al contempo, desiderosi di compiacerli.

Al riparo delle case, mille e mille occhi hanno cominciato a osservare i segni del mutamento in corso, senza, tuttavia, prestare loro troppa attenzione.

Di quando in quando hanno perfino notato una folata più insistente delle altre mettere a dura prova la buona volontà di un tronco o di un ramo, ma non ne sono rimasti particolarmente colpiti.
Una scrollata di spalle, un sorriso distratto, nella convinzione, errata, che tutto sarebbe presto tornato alla normalità.

E invece gennaio si è concluso in un turbinio inarrestabile di foglie e di ali, di cortecce e di semi, passando bizzosamente il testimone al mese successivo.

Uscire in questi giorni per una passeggiata significa affrontare l’Ignoto, abbracciare la sfida del clima stravagante e sperare per il meglio.

Ma dopo un momentaneo spaesamento, ci si adegua in qualche modo al mistero del vento e del suo ampio respiro, aggiustandosi ora i capelli spettinati, ora gli abiti strapazzati, e gioendo di nascosto dei tanti dettagli scombinati.

Un padre, ebreo praticante, esce dalla sinagoga lungo il Wilshire Boulevard, accompagnato dai due giovanissimi figli: le cinghie di cuoio vorticano loro intorno a ritmo di danza, trasfigurandone l’immagine, per un attimo, in quella di un terzetto di dervisci impazziti.

Perché, nel frattempo, l’intensità delle raffiche è aumentata subdolamente e costantemente, suggerendo la venuta prossima di Mary Poppins e del suo buffo ombrello.


Mentre gli uccelli, spettatori altrimenti consueti della vita urbana e delle sue stranezze, hanno preferito mettersi al riparo, sospendendo il loro canto e il giudizio sul mondo.

E.M., Santa Monica