Gli abitanti di Santa Monica si sono risvegliati stamattina, sabato I febbraio, percependo nell’aria
un mutamento strisciante, una trasformazione in atto.
A iniziare è stato il
tempo meteorologico che, da qualche giorno, è cambiato, abbandonando il
chiarore rassicurante del sole per abbracciare la cupa uniformità delle nuvole.
Indeciso sul da
farsi, ha poi provveduto a liberare il cielo da quella cappa opprimente,
sprigionando un vento sorprendentemente forte, del tutto diverso dalla brezza
oceanica cui si è abituati, in città.
Ovunque, nei
giardini, per le strade, gli alberi e le piante hanno preso a flettersi,
talvolta in maniera pericolosa, soggiogati dall’improvviso levarsi degli
elementi naturali eppure, al contempo, desiderosi di compiacerli.
Al riparo delle case,
mille e mille occhi hanno cominciato a osservare i segni del mutamento in
corso, senza, tuttavia, prestare loro troppa attenzione.
Di quando in quando
hanno perfino notato una folata più insistente delle altre mettere a dura prova
la buona volontà di un tronco o di un ramo, ma non ne sono rimasti
particolarmente colpiti.
Una scrollata di
spalle, un sorriso distratto, nella convinzione, errata, che tutto sarebbe presto
tornato alla normalità.
E invece gennaio si è
concluso in un turbinio inarrestabile di foglie e di ali, di cortecce e di semi,
passando bizzosamente il testimone al mese successivo.
Uscire in questi
giorni per una passeggiata significa affrontare l’Ignoto, abbracciare la sfida
del clima stravagante e sperare per il meglio.
Ma dopo un momentaneo
spaesamento, ci si adegua in qualche modo al mistero del vento e del suo ampio
respiro, aggiustandosi ora i capelli spettinati, ora gli abiti strapazzati, e gioendo
di nascosto dei tanti dettagli scombinati.
Un padre, ebreo
praticante, esce dalla sinagoga lungo il Wilshire Boulevard, accompagnato dai
due giovanissimi figli: le cinghie di cuoio vorticano loro intorno a ritmo di
danza, trasfigurandone l’immagine, per un attimo, in quella di un terzetto di
dervisci impazziti.
Perché, nel
frattempo, l’intensità delle raffiche è aumentata subdolamente e costantemente,
suggerendo la venuta prossima di Mary Poppins e del suo buffo ombrello.
Mentre gli uccelli,
spettatori altrimenti consueti della vita urbana e delle sue stranezze, hanno
preferito mettersi al riparo, sospendendo il loro canto e il giudizio sul
mondo.
E.M., Santa Monica
