domenica 9 febbraio 2014

Notizie da Lilliput 166: I'm the Poem of the Earth...

Alla fine è arrivata la pioggia, quella vera.

Inascoltata come una Cassandra, snobbata come un romanzetto sentimentale, si è vendicata, improvvisamente, dei torti subiti, delle amarezze ingurgitate.

Fin dalla mattina ha radunato le ancelle, le nuvole scure e basse, nel cielo di Santa Monica, giocando a nascondino con la luce.

Stanca dell’indifferenza maturata nei propri confronti, si è preparata con coscienza e spietatezza al compito prossimo venturo, ingannando il passante e il turista, ma non confondendo il corvo e il colibrì.

Intorno alle 11, dopo un’alternanza equilibrata di azzurri intensi e di grigi deprimenti, si è decisa per l’attacco finale, per il sommo inganno, permettendo al sole di squarciare il velo cupo e di inondare tutto — le strade, le piazze, le case — del suo lucore abbacinante.

Gli occhi momentaneamente rivolti in alto, i cittadini hanno scrollato le spalle e sghignazzato platealmente, quasi in attesa, da un momento all’altro, di quest’ennesima capitolazione dell’acqua, della sua definitiva dipartita.

Incuranti, hanno perciò continuato a vivere in base agli schemi originali, senza contemplare un’uscita di emergenza, senza concordare un piano strategico.

Eppure, tutt’a un tratto, l’aria si è fatta nera come in un’immagine biblica e gli uccelli hanno smesso di cantare, preferendo rintanarsi in qualche rifugio, sicuro e segreto.

Mentre le gocce, in un primo momento leggere e sottili al pari di quelle d’estate, si sono fatte via via più pesanti e corpulente e decise a immolarsi ovunque, sulle teste, sui vetri, sui tetti.

Per ore e ore hanno continuato a cadere, divertendosi dell’incredulità di quanti si ostinassero a uscire, sprovvisti di ombrelli o di galosce e indispettiti dal tradimento climatico, offesi dal suo repentino cambiamento.

I viali hanno iniziato a riempirsi come vasche, le pozzanghere piene e pronte a schizzare malignamente il proprio contenuto addosso a chiunque fosse tanto temerario da sfidarle.

Il giorno, intanto, si era già trasformato in sera, luccicante di mille e mille luci riflesse e moltiplicate a centinaia, e centinaia di migliaia, sugli specchi improvvisati ai bordi delle carreggiate.


E la pioggia, tra pantaloni inzuppati e scarpe annacquate, tratteneva, a stento, una risata liberatoria.

E.M., Santa Monica