sabato 1 marzo 2014

Notizie da Lilliput 176: La bottega dei caffè

Varcare la soglia del Primo Passo Coffee Company, all’incrocio tra la 7° Strada e Montana Avenue, a Santa Monica, è un po’ come intrufolarsi nel laboratorio di un alchimista o nel retrobottega di uno speziale.

Soffitti tanto alti da perdersi tra le nuvole, pareti tanto bianche da accecare, scaffalature tanto essenziali da sembrare monastiche — anch’esse immacolate — riportano indietro nel tempo, a giorni affollati di esperimenti e di pozioni, di alambicchi e di pietre filosofali.

Impilate ordinatamente sulle mensole, sono visibili eleganti scatole incartate di marrone: custodiscono gelosamente, al pari di qualche formula segreta, caffè provenienti da tutto il mondo, a propria volta scrigni di aromi esotici e di paesi lontani, di ricordi sfumati e di memorie sfuocate.

Poco lontano, vasi e vasi di vetro trasparente, rigorosamente affiancati gli uni agli altri, esibiscono platealmente ciò che quelle confezioni solo suggeriscono.

Qualche infusore dai tratti bizzarri cerca, inutilmente, di camuffarsi tra gli involucri alteri, talvolta capitolando, dolorosamente, davanti a un filtro per tè o a un contaminuti dall’aspetto serio e professionale.

Misurini trasparenti e contenitori per liquidi di varie fogge e dimensioni riposano silenziosamente sul banco oltre il quale si muovono, sicuri, i giovani dipendenti: precisi e compresi nel ruolo loro affidato, richiamano alla mente figure di studenti di chimica o di apprendisti stregoni, più che di innocui baristi.

Tavolini tondi, bassi, di quando in quando bassissimi, dal ripiano di legno chiaro e le gambe di metallo solido, sono disseminati con studiata noncuranza per il locale.

Con la loro aria fintamente dimessa, con il loro sguardo furbescamente umile, strizzano l’occhio agli interni di un bistrot parigino o ai locali di certa archeologia industriale.

A sinistra un tavolo stretto e lungo, circondato di alti sgabelli, suggerisce un clima di studio e meditazione; a destra, perpendicolare a esso, un comodo divano di pelle scura spinge invece alla socializzazione e allo scambio di idee.

Ovunque il pavimento, dall’aspetto vissuto, dal passato cavalleresco, si offre, docile, al visitatore, ignaro dei numerosi graffi e delle molteplici striature che, come ferite, lo ricoprono in più punti.

Dal soffitto pendono imponenti lampadari in ottone, forse a suggerire immagini di navi mercantili nelle cui stive centinaia di migliaia di chicchi hanno viaggiato, anno dopo anno, secolo dopo secolo.


Mentre fuori, intanto, al di là delle grandi vetrate affacciate sul quartiere, c’è chi ancora deve essere iniziato al Primo Passo e ai suoi infiniti misteri.

E.M., Santa Monica