lunedì 3 marzo 2014

Notizie da Lilliput 177: Per qualche goccia in più

Ieri mattina, gli uccellini che quotidianamente annunciano il proprio verbo lungo Montana Avenue si sono risvegliati insolitamente silenziosi.

Di quando in quando hanno tentato un canto impacciato, timido, per poi capitolare e rinunciarvi con un misto di incredulità e di tristezza.

Nemmeno i semi di girasole, di cui tutti, nel corso del tempo, si sono dimostrati particolarmente ghiotti, hanno saputo riportare le note in quelle piccole ugole annichilite dagli eventi e intirizzite dal freddo.

Sconsolati, passeri e pettirossi, colombe e colibrì cercavano, piuttosto, riparo alla furia dell’acqua proveniente dal cielo fin dalla notte precedente.

Iniziata come una pioggerella primaverile, sottile e delicata — poche gocce, timorose di disturbare, hanno bussato per qualche minuto ai vetri delle finestre, delle porte, degli abbaini — ha ben presto rivelato il suo volto più inaspettato e feroce, riversandosi con gioia cattiva sulla terra e sull’oceano, scompaginando equilibri, sbilanciando destini.

La pioggia ha continuato a cadere, ininterrottamente, per ore e ore, il buio scivolando nella luce opaca del giorno successivo, troppo debole e troppo stupito per imporre le proprie ragioni.

Le nuvole, radunatesi alla chetichella con l’indolenza tipica dei pomeriggi domenicali, hanno imperversato sulla città con sottile piacere, incombendovi sopra anche durante le rare pause tra uno scroscio e l’altro.

Raffiche di vento maligno hanno scosso i rami e i tronchi degli alberi fino alle radici, flettendoli tanto da costringerli a elaborate torsioni, a complicati esercizi di abilità funambolica.

Eppure, volatili a parte, il microcosmo di Santa Monica non ha smesso per un attimo di agitarsi e di pensare, di sognare e di muoversi.

Forse con un ritmo appena più lento del consueto, i suoi abitanti hanno tuttavia occupato i tavolini delle caffetterie, chiacchierando a voce alta nel tentativo sprezzante di coprire il cicaleccio delle gocce là fuori; hanno frequentato la lezione di yoga, ciabattandovi dentro con orgoglio per la loro audacia; hanno portato a spasso il cane, lasciando a casa l’ombrello.

Davanti a una simile mancanza di tatto nei propri confronti, la natura, indispettita, ha liberato chicchi di grandine sui tetti ormai bui delle case e delle chiese, chicchi grandi come mele e chiassosi come granate, che hanno inondato l’oscurità di un suono cadenzato e inquietante.


Mentre tuoni e fulmini, incuriositi dalla commozione circostante, si presentavano all’appello, arrivando trafelati intorno alle otto di sera, e cercando perciò di recuperare, con un finale a effetto, il prezioso tempo scialacquato altrove.

E.M., Santa Monica