venerdì 21 marzo 2014

Notizie da Lilliput 186: La stagione in città

A Big Bear Lake sembra che il tempo, come lo si è sempre conosciuto e percepito, si sia in qualche modo fermato, cristallizzato nell’attimo in cui la scorsa estate ha ceduto, controvoglia, il passo all’autunno.

Accidente del quale si possa dimenticare l’esistenza, vuoto argomento di conversazione davanti a sconosciuti nei confronti dei quali si provi un qualche obbligo sociale, da queste parti il tempo, meteorologico e cronologico, logico e metafisico, non riveste, almeno in apparenza, significato alcuno.

Non fosse per la neve che, da un certo punto in poi, accompagna il viaggiatore nel suo percorso verso il piccolo centro della Contea di San Bernardino, non ci si accorgerebbe quasi del clima non ancora primaverile e dell’inesorabile trasformarsi dei giorni in settimane, in mesi, in anni.

Sui marciapiedi e agli angoli delle vie, nelle piazze e a ridosso dei centri commerciali dai tratti alpestri, infatti, accanto alle mille e mille statue di orsi di ogni forma e dimensione, si riconoscono i segni, inconfondibili, dell’ottimismo della volontà.

Magliettine striminzite a invocare temperature più clementi dei quattordici gradi del periodo; pantaloncini al ginocchio a alludere a attività sportive diverse da quelle per le quali la zona è celebre; infradito baldanzose a pretendere sabbia e oceano anziché brina e gelo.

Tornare da queste parti dopo la lunga pausa invernale, guidando per poco più di due ore lungo autostrade che, da roventi e accomodanti, si fanno via via filiformi e fredde, lascia piacevolmente sbigottiti, irrimediabilmente affascinati: per il coraggio testardo degli abitanti, per la loro risoluta indifferenza.

Poco importa che le cime delle montagne, spruzzate di bianco, raccontino storie diverse, fatte di animali del bosco in cerca di cibo e di baite dai camini accesi, di bastoni da passeggio profumati di pino e di tute per lo sci dai colori sgargianti.

Né si dia ascolto ai cumuli di ghiaccio grigiastro, scolpiti in forme bizzarre, in rassegnata attesa del compiersi del proprio destino: è l’invidia per il candore immacolato, che ancora ricopre il paesaggio circostante, a farli blaterare incessantemente ai margini della serpeggiante striscia d’asfalto.


Perché le ghiandaie abbelliscono col loro piumaggio elegante i sentieri del bosco e i rami degli alberi, e decine, centinaia di loro simili, fratelli, cugini, compagni, volano senza sosta da una roccia all’altra, da un tronco all’altro: pronti a annunciare una volta di più, al pari degli esseri umani con cui condividono il territorio, un diverso sentire, una nuova stagione.

E.M., Big Bear Lake