giovedì 6 settembre 2012

Mucho mojo: la resurrezione di Hap e Leonard

Joe R. Lansdale - Mucho mojo - Kindle edition
In più occasioni lo scrittore americano Joe R. Lansdale ha raccontato della sua precoce passione per i libri, del suo famelico appetito per quei volumi pieni di parole.

Ha paragonato questa sua fame per i libri e le parole a quella di "un formichiere che divora le formiche", dipingendosi "come un cannibale che spera di catturare l'anima delle sue vittime".

Il suo primo amore fu per la letteratura di fantascienza. Un'infatuazione giovanile che col tempo lasciò spazio alle storie raccontate nei romanzi "gialli" e noir.

Questi ultimi sono fondamentali per la formazione del Lansdale autore di crime novel. In particolare i paperback pubblicati negli anni Sessanta e Settanta (Lansdale è del 1951) dalla casa editrice Fawcett nella collana Gold Medal che fu una delle più innovative nel panorama editoriale statunitense del dopoguerra.

Furono, tra le altre, le storie raccontate da John D. MacDonald (Il promontorio della paura ti ricorda qualcosa?) e Charles Williams a stimolare l'immaginazione artistica e la sensibilità letteraria del giovane scrittore: libri che lo colpirono soprattutto perché contenevano storie nelle quali si affrontava la vita di tutti i giorni.

Questo background di letture, abilmente coltivato all'ombra degli abili maestri della suspence, e genialmente innaffiato dai suoi innumerevoli interessi per tutti i generi letterari e artistici, è quindi il terreno dal quale prendono vita Hap e Leonard.

Il primo capitolo della saga di questi particolari detective texani (non sono poliziotti), dall'aria pulp e piuttosto fumettistica, viene pubblicato nel 1990 e si intitola Savage Season: Una stagione selvaggia nell'edizione italiana del 2006 di Einaudi Stile libero Noir.

Per chi non li conoscesse: Hap Collins, è un maschio bianco etero che pensa in continuazione alle donne, un ex idealista rivoluzionario e sognatore disilluso, disertore e di idee democratiche; Leonard Pine, oltre a essere omosessuale, ha la "faccia nero uva passa", è reduce del Vietnam, ed è conservatore.

A quanto pare, la loro esistenza si sarebbe dovuta concludere con Una stagione selvaggia. Ma Lansdale non riuscì a sotterrarli nel cimitero dei personaggi letterari. Il loro seppellimento fallì. 

O forse sarebbe più giusto dire che egli sotterrò quei semi - quei personaggi allo stato ancora embrionale - non tra le sabbie aride del deserto, ma piuttosto in quel terreno fertile compreso tra la testa e il cuore. Dove i due ebbero modo di crescere a dismisura, come la pianta di fagiolo della celebre fiaba.

Per essere più precisi, fu Hap a opporsi a questa morte prematura, grazie alla sua parlantina sarcastica e punzecchiante, tanto da costringere il coltivatore di storie a dar loro una seconda possibilità. Il loro travaso fu un capolavoro. Tanto che, da quest'abile operazione bucolica, nacque Mucho mojo, il miglior romanzo della saga della strana coppia di investigatori borghesi (nel senso che non portano la divisa) creati da Lansdale.

Sarà per l'argomento che fa da sfondo alla storia (le misteriose sparizioni di poveri ed innocenti bambini di colore) che richiama le cronache nere dell'America più profonda; sarà per lo stile e la scrittura di Lansdale che, in questo romanzo, raggiunge una delle sue più alte cime. Per me è il migliore di tutti e nove.

Comunque, se non vuoi fidarti del mio giudizio, fidati di quello del New York Times Book Reviews che giudicò Mucho mojo uno dei migliori romanzi del 1994: in Italia uscì nel 2007, sempre per Einaudi Stile libero Noir, splendidamente tradotto da Vittorio Curtoni che è riuscito a rendere in maniera brillante il suo non facile linguaggio.

Oppure puoi fidarti dell'opinione dello stesso Lansdale. Il quale ha scritto in proposito: "E' il migliore dei romanzi di Hap e Leonard". E lui di letteratura se ne intende, fin da quando era piccolo.



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