martedì 25 settembre 2012

Notizie da Lilliput 21: Stardust Memories



Alla lunga, a guidare sulle interminabili autostrade americane, può capitare anche al conducente più distratto di scovare piccoli miracoli architettonici, inaspettatamente risparmiati dalla polvere del tempo grazie alla sapiente mano di quanti, non potendo vantare un passato più illustre, si ingegnano per conservare al meglio ciò che una manciata di secoli ha ceduto loro in eredità.

A voler giocare il ruolo del solito turista europeo sbruffone, tuttavia, un’eccessiva solerzia rischia, di quando in quando, di deturpare l’innegabile fascino dell’antico, trasformando case, piazze, viottoli e fienili in stravaganti doppioni di set cinematografici.

La tentazione, in questi casi, è di correre a muovere un’imposta, sollevare un mattone, infilare il dito in uno specchio d’acqua, alla frenetica ricerca di una smentita ai propri sospetti, parzialmente confermati, invece, da una rapida occhiata al di là delle pareti di legno blu oltremare o rosso ciliegia, erette a protezione di stanze effettivamente arredate con gusto ottocentesco, ma zeppe di articoli di poco conto in vendita a prezzi esorbitanti.

Il sollievo provato per un istante nel verificare la consistenza reale degli ambienti fino a un momento prima ritenuti scenografie hollywoodiane, perciò, cede ora il posto all’amara constatazione di come, in un certo qual modo, quella scomoda ipotesi non fosse troppo distante dalla sconsolante verità.

A voler essere impietosi, si potrebbe credere che il sistema più conosciuto negli Stati Uniti di strenua difesa delle proprie radici sia una loro veloce riconversione in attrazione commerciale, anziché culturale.

Accanto a istituzioni certamente presenti, come fondazioni e musei, infatti, spuntano e prosperano, soprattutto nei piccoli centri, negozi di caramelle o di antiquariato che, ospitati in antiche dimore bisognose talvolta di una severa ristrutturazione, ne offuscano la bellezza, giustapponendo oggetti spesso di dubbio gusto a dettagli senz’altro più meritevoli d’essere osservati. 

Un acquaio con pompa smaltata della metà del XIX secolo, per esempio, oscurato da una manciata di ceramiche male assortite e peggio impilate o una ripida scala di accesso a un primo piano, possibile scrigno di storie passate, impietosamente occupata da vasi dozzinali e dunque inagibile, non mancheranno di attirare l’attenzione del curioso avvertito. L’incantesimo al quale ci si è tenuti caparbiamente ancorati, nella speranza di scovare qualche autentica traccia di vita da pionieri, a questo punto, si spezza.

A nulla vale, ormai, seguire la pavimentazione accidentata delle stradine di Long Grove (Lake County, Illinois) e contemporaneamente immaginarsi sul sentiero di mattoni gialli che conduce alla Città di Smeraldo (e che quelle pietre ricordano così da vicino), o andare a caccia di insegne di legno cigolanti al vento settembrino: per quanto il centro storico, infatti, si affastelli in maniera quasi medievalmente disordinata intorno a una deliziosa piazzetta completa di ponticello e corso d’acqua, tutto ciò che ci si troverà davanti saranno “autentici pub irlandesi” (in una zona a forte caratterizzazione tedesca) e rivendite di mobili o di paccottiglia per turisti, in grado di restituire solo la sgradevole sensazione di un mondo finto, dal quale cercare una via d’uscita il più rapidamente possibile. 

E.M., Chicago