Alla lunga, a guidare sulle interminabili
autostrade americane, può capitare anche al conducente più distratto di scovare
piccoli miracoli architettonici, inaspettatamente risparmiati dalla polvere del
tempo grazie alla sapiente mano di quanti, non potendo vantare un passato più
illustre, si ingegnano per conservare al meglio ciò che una manciata di secoli
ha ceduto loro in eredità.
A voler giocare il ruolo del solito turista
europeo sbruffone, tuttavia, un’eccessiva solerzia rischia, di quando in quando,
di deturpare l’innegabile fascino dell’antico, trasformando case, piazze,
viottoli e fienili in stravaganti doppioni di set cinematografici.
La tentazione, in questi casi, è di correre a
muovere un’imposta, sollevare un mattone, infilare il dito in uno specchio
d’acqua, alla frenetica ricerca di una smentita ai propri sospetti, parzialmente
confermati, invece, da una rapida occhiata al di là delle pareti di legno blu
oltremare o rosso ciliegia, erette a protezione di stanze effettivamente
arredate con gusto ottocentesco, ma zeppe di articoli di poco conto in vendita
a prezzi esorbitanti.
Il sollievo provato per un istante nel
verificare la consistenza reale degli ambienti fino a un momento prima ritenuti
scenografie hollywoodiane, perciò, cede ora il posto all’amara constatazione di
come, in un certo qual modo, quella scomoda ipotesi non fosse troppo distante
dalla sconsolante verità.
A voler essere impietosi, si potrebbe credere
che il sistema più conosciuto negli Stati Uniti di strenua difesa delle proprie
radici sia una loro veloce riconversione in attrazione commerciale, anziché
culturale.
Accanto a istituzioni certamente presenti,
come fondazioni e musei, infatti, spuntano e prosperano, soprattutto nei
piccoli centri, negozi di caramelle o di antiquariato che, ospitati in antiche
dimore bisognose talvolta di una severa ristrutturazione, ne offuscano la
bellezza, giustapponendo oggetti spesso di dubbio gusto a dettagli senz’altro
più meritevoli d’essere osservati.
Un acquaio con pompa smaltata della metà del XIX secolo, per esempio, oscurato da una manciata di ceramiche male assortite e peggio impilate o una ripida scala di accesso a un primo piano, possibile scrigno di storie passate, impietosamente occupata da vasi dozzinali e dunque inagibile, non mancheranno di attirare l’attenzione del curioso avvertito. L’incantesimo al quale ci si è tenuti caparbiamente ancorati, nella speranza di scovare qualche autentica traccia di vita da pionieri, a questo punto, si spezza.
Un acquaio con pompa smaltata della metà del XIX secolo, per esempio, oscurato da una manciata di ceramiche male assortite e peggio impilate o una ripida scala di accesso a un primo piano, possibile scrigno di storie passate, impietosamente occupata da vasi dozzinali e dunque inagibile, non mancheranno di attirare l’attenzione del curioso avvertito. L’incantesimo al quale ci si è tenuti caparbiamente ancorati, nella speranza di scovare qualche autentica traccia di vita da pionieri, a questo punto, si spezza.
A nulla vale, ormai, seguire la pavimentazione
accidentata delle stradine di Long Grove (Lake County, Illinois) e
contemporaneamente immaginarsi sul sentiero di mattoni gialli che conduce alla
Città di Smeraldo (e che quelle pietre ricordano così da vicino), o andare a
caccia di insegne di legno cigolanti al vento settembrino: per quanto il centro
storico, infatti, si affastelli in maniera quasi medievalmente disordinata
intorno a una deliziosa piazzetta completa di ponticello e corso d’acqua, tutto ciò che ci si troverà davanti saranno “autentici pub irlandesi”
(in una zona a forte caratterizzazione tedesca) e rivendite di mobili o di
paccottiglia per turisti, in grado di restituire solo la sgradevole sensazione
di un mondo finto, dal quale cercare una via d’uscita il più rapidamente possibile.
E.M., Chicago
