martedì 27 novembre 2012

Notizie da Lilliput 45: City (High)lights


La guerra si è da poco conclusa: la gente ha tirato sospiri di sollievo, si è abbracciata per strada pur senza conoscersi e, con nuovi pensieri in testa e nel cuore, ha raggiunto il molo di Santa Monica per respirare aria diversa e sgranchirsi le gambe fino allo svenimento nella sua grandissima sala da ballo dalla facciata spagnoleggiante.

Fra qualche mese, in quegli stessi luoghi, su quelle stesse assi, centinaia e centinaia di giovani e di meno giovani si riuniranno per festeggiare il primo Capodanno sereno dopo anni di preoccupazioni e angosce, in attesa che la musica country di Spade Cooley si insinui tra le mura, i soffitti, le porte e le finestre della pista più grande della costa ovest.

Alcuni bambini, particolarmente eccitati all’idea di uscire con i propri genitori, si fermano nelle vicinanze dell’elegante insegna azzurra e bianca che accoglie il passante all’entrata del molo a osservare due ragazzi baciarsi con trasporto. C’è interesse malcelato, nei loro sguardi curiosi, e i fischi che lanciano all’indirizzo della coppia ne sono il segno più immediato e naturale.

Poco distante, all’interno del Palisades Park, la statua lineare di santa Monica vigila con discrezione sulla ritrovata effervescenza dei suoi devoti (e meno devoti) concittadini, sulle loro chiacchiere animate e le risate sentite sotto le palme e affianco alle agavi dell’incantevole passeggiata affacciata sull’oceano.

A guardarla bene, a guardarla a lungo, la pietra chiara scolpita con mano severa, le vesti appena accennate e le mani incrociate sul petto, sembra quasi costringere a un improvviso rigurgito devozionale, a una tardiva presa di coscienza che, tuttavia, non riesce a guastare il clima di generale festosità.

Dall’altra parte della strada, una fila quasi interminabile di luccicanti limousine sosta pazientemente di fronte all’ingresso inconfondibile del Georgian Hotel, la cui facciata turchese protegge le notti da sogno di attrici e di attori dai nomi leggendari.

Oltre la soglia, le sale e le camere arredate secondo i dettami dell’art déco raccontano di mondi altri, sussurrano promesse di vite nuove e di baci sensuali, cantano canzoni fatte di coppe di champagne e di eventi scintillanti, regalando la luna più bella e romantica dell’universo creato.

Stole e piume di struzzo, perle e pellicce, tacchi alti e scarpe di vernice, intanto, ingannano l’attesa del tempo che verrà volteggiando al ritmo forsennato dell’orchestra jazz che si esibisce ogni sera, sul palco avvolto del fumo e dei profumi dell’albergo.

Dalle ampie vetrate, incorniciate di bianco e di nero, entrano i rumori attutiti della sera, troppo presto notte, californiana: le onde lontane sul bagnasciuga, i motori di qualche auto impertinente e le tante, tantissime voci cariche di aspettative e di fiducia per il futuro ormai prossimo.

E.M.