La guerra si è da poco
conclusa: la gente ha tirato sospiri di sollievo, si è abbracciata per strada
pur senza conoscersi e, con nuovi pensieri in testa e nel cuore, ha raggiunto
il molo di Santa Monica per
respirare aria diversa e sgranchirsi le gambe fino allo svenimento nella sua
grandissima sala da ballo dalla facciata spagnoleggiante.
Fra qualche mese, in quegli
stessi luoghi, su quelle stesse assi, centinaia e centinaia di giovani e di meno
giovani si riuniranno per festeggiare il primo Capodanno sereno dopo anni di
preoccupazioni e angosce, in attesa che la musica country di Spade Cooley si insinui tra le mura, i
soffitti, le porte e le finestre della pista più grande della costa ovest.
Alcuni bambini,
particolarmente eccitati all’idea di uscire con i propri genitori, si fermano nelle
vicinanze dell’elegante insegna azzurra e bianca che accoglie il passante
all’entrata del molo a osservare due ragazzi baciarsi con trasporto. C’è
interesse malcelato, nei loro sguardi curiosi, e i fischi che lanciano
all’indirizzo della coppia ne sono il segno più immediato e naturale.
Poco distante, all’interno
del Palisades Park, la statua lineare
di santa Monica vigila con discrezione sulla ritrovata effervescenza dei suoi devoti
(e meno devoti) concittadini, sulle loro chiacchiere animate e le risate
sentite sotto le palme e affianco alle agavi dell’incantevole passeggiata
affacciata sull’oceano.
A guardarla bene, a guardarla
a lungo, la pietra chiara scolpita con mano severa, le vesti appena accennate e
le mani incrociate sul petto, sembra quasi costringere a un improvviso
rigurgito devozionale, a una tardiva presa di coscienza che, tuttavia, non
riesce a guastare il clima di generale festosità.
Dall’altra parte della strada,
una fila quasi interminabile di luccicanti limousine sosta pazientemente di fronte
all’ingresso inconfondibile del Georgian Hotel, la cui facciata turchese protegge le notti da sogno di attrici e di attori dai nomi leggendari.
Oltre la soglia, le sale e le
camere arredate secondo i dettami dell’art déco raccontano di mondi altri,
sussurrano promesse di vite nuove e di baci sensuali, cantano canzoni fatte di
coppe di champagne e di eventi scintillanti, regalando la luna più bella e
romantica dell’universo creato.
Stole e piume di struzzo,
perle e pellicce, tacchi alti e scarpe di vernice, intanto, ingannano l’attesa
del tempo che verrà volteggiando al ritmo forsennato dell’orchestra jazz che si
esibisce ogni sera, sul palco avvolto del fumo e dei profumi dell’albergo.
Dalle ampie vetrate,
incorniciate di bianco e di nero, entrano i rumori attutiti della sera, troppo presto notte, californiana: le onde lontane sul bagnasciuga, i motori di qualche auto
impertinente e le tante, tantissime voci cariche di aspettative e di fiducia per
il futuro ormai prossimo.
E.M.
E.M.