mercoledì 23 gennaio 2013

Notizie da Lilliput 64: Irretiti da Nettuno


I motociclisti, un po’ come i camionisti, conoscono ogni miglio di strada, più o meno importante, più o meno trafficata, e hanno fiuto per i locali in cui è bene fermarsi a prendere un panino, un trancio di tonno o un semplice caffè.

Abituati a cavalcare bolidi d’acciaio per lunghe ore, sotto il sole cocente o sotto una pioggia fastidiosa, hanno bisogno di affondare i denti in qualcosa che dia loro sollievo per la distanza già percorsa e sostanza per quella ancora da percorrere. Seguirli, perciò, e parcheggiare loro vicino, è garanzia di pasto solido e saporito, seppure non particolarmente raffinato.

Fuori Los Angeles, procedendo lungo la Highway 1 che costeggia l’oceano, è piuttosto frequente incappare in mandrie di centauri, di dimensioni generose e di età di solito compresa tra i 45 e i 60 anni, immancabilmente diretti verso il luogo del prossimo pasto e del prossimo, traboccante, bicchiere di birra.

Incuranti delle bellezze paesaggistiche e sordi ai richiami delle tante residenze di lusso addossate le une alle altre in riva alla spiaggia o caparbiamente ancorate alle colline tutt’intorno, questi cowboy dell’autostrada superano Malibù e i suoi incantevoli café per sostare, invece, al Neptune’s Net, nella Contea di Ventura.
Qui, intorno a tavoli e tavolacci di legno unto da giorni, mesi e anni di olio bollente colato giù dalle fritture abbondanti, rumoreggiano in attesa di ristoro, circondati da anziani solitari, famiglie con bambini o studentesse universitarie a caccia di alcol e emozioni forti.

Il ristorante, stretto e lungo, si compone di una sala interna e di un patio esterno in cui il servizio è lasciato interamente alla clientela che, paziente, aspetta in fila per l’ordinazione, paziente aspetta in fila per una sistemazione, paziente aspetta in fila per il ritiro delle delizie ruspanti richieste in precedenza.

Bicchierini di carta contenenti salse tartare, ketchup o mostarde si accompagnano a vassoi di dimensioni variabili, ripiegati su se stessi per il carico abbondante degli anelli di calamaro o delle porzioni di salmone che, orgogliosi, esibiscono al mondo intero.

Gabbiani bianchi, grigi e neri punteggiano il cielo a bassa quota o rivestono del proprio piumaggio elegante il tetto e l’insegna del locale, con le pupille rigorosamente puntate sulle patatine gialle o i filetti di merluzzo marroncini e le bocche spalancate, pronte a avventarsi sul fiero pasto.

Qualche operaio in pausa si lascia cadere, spossato, sul muretto di cinta, troppo stanco per trascinarsi al bancone eppure desideroso di bagnarsi le labbra con una bevanda rinfrescante. Gli uccelli gli accordano un’occhiata fugace, per poi concentrarsi su qualche preda più promettente. Mentre al di là della strada, intanto, il Pacifico continua a spumeggiare.

E.M., Santa Monica