I motociclisti, un
po’ come i camionisti, conoscono ogni miglio di strada, più o meno importante,
più o meno trafficata, e hanno fiuto per i locali in cui è bene fermarsi a
prendere un panino, un trancio di tonno o un semplice caffè.
Abituati a cavalcare
bolidi d’acciaio per lunghe ore, sotto il sole cocente o sotto una pioggia
fastidiosa, hanno bisogno di affondare i denti in qualcosa che dia loro
sollievo per la distanza già percorsa e sostanza per quella ancora da
percorrere. Seguirli, perciò, e parcheggiare loro vicino, è garanzia di pasto solido
e saporito, seppure non particolarmente raffinato.
Fuori Los Angeles, procedendo lungo la Highway 1 che costeggia l’oceano, è piuttosto frequente incappare in
mandrie di centauri, di dimensioni generose e di età di solito compresa tra i
45 e i 60 anni, immancabilmente diretti verso il luogo del prossimo pasto e del
prossimo, traboccante, bicchiere di birra.
Incuranti delle
bellezze paesaggistiche e sordi ai richiami delle tante residenze di lusso
addossate le une alle altre in riva alla spiaggia o caparbiamente ancorate alle
colline tutt’intorno, questi cowboy dell’autostrada superano Malibù e i suoi incantevoli café per sostare,
invece, al Neptune’s Net, nella Contea di Ventura.
Qui, intorno a tavoli
e tavolacci di legno unto da giorni, mesi e anni di olio bollente colato giù
dalle fritture abbondanti, rumoreggiano in attesa di ristoro, circondati da
anziani solitari, famiglie con bambini o studentesse universitarie a caccia di
alcol e emozioni forti.
Il ristorante,
stretto e lungo, si compone di una sala interna e di un patio esterno in cui il
servizio è lasciato interamente alla clientela che, paziente, aspetta in fila
per l’ordinazione, paziente aspetta in fila per una sistemazione, paziente
aspetta in fila per il ritiro delle delizie ruspanti richieste in precedenza.
Bicchierini di carta
contenenti salse tartare, ketchup o mostarde si accompagnano a vassoi di
dimensioni variabili, ripiegati su se stessi per il carico abbondante degli anelli
di calamaro o delle porzioni di salmone che, orgogliosi, esibiscono al mondo
intero.
Gabbiani bianchi,
grigi e neri punteggiano il cielo a bassa quota o rivestono del proprio
piumaggio elegante il tetto e l’insegna del locale, con le pupille
rigorosamente puntate sulle patatine gialle o i filetti di merluzzo marroncini
e le bocche spalancate, pronte a avventarsi sul fiero pasto.
Qualche operaio in
pausa si lascia cadere, spossato, sul muretto di cinta, troppo stanco per
trascinarsi al bancone eppure desideroso di bagnarsi le labbra con una bevanda
rinfrescante. Gli uccelli gli accordano un’occhiata fugace, per poi
concentrarsi su qualche preda più promettente. Mentre al di là della strada,
intanto, il Pacifico continua a
spumeggiare.
E.M., Santa Monica
E.M., Santa Monica