Quella striscia, compresa tra
la Seconda e la Quarta Strada, è la Promenade, isola felice per qualsiasi
amante del consumismo più o meno sfrenato, che corre parallela all’oceano, beandosi
a volte della brezza marina e più in generale del clima pressoché perfetto
dodici mesi all’anno.
Ai suoi lati sono disposti
ordinatamente ingressi a negozi di marchi prestigiosi, alternati a locali dai
nomi esotici e dai menu variegati: rappresentanti illustri di mode
internazionalmente riconosciute e ammirate fanno bella mostra di sé al di là di
spazi espositivi ideati con gusto, mentre aromi di caffè, tzatziki e baguette
riempiono l’aria tutt’intorno.
La parte centrale della
strada, al posto di SUV e utilitarie, ospita aiuole decorate in maniera
bizzarra e aspiranti musicisti in cerca di fortuna, pubblico e forse, i più
arditi, perfino di un ingaggio.
Carretti rigurgitanti
custodie per cellulari e piastre per capelli punteggiano il percorso degli
acquisti, contendendo il terreno alle sedie e ai tavoli di qualche chiosco di
foggia antica, sempre pronto a servire delizie e panini a quanti vogliano
favorire.
Il mercoledì e il sabato
mattina, poi, si assiste in zona a uno spettacolo intrigante,
all’incontro-scontro tra due modi di intendere il tempo e le cose differenti,
quando non diametralmente opposti: lungo una delle arterie che tagliano
longitudinalmente la passeggiata, infatti, ha luogo il mercatino di prodotti
biologici, capace di richiamare schiere di adepti del fresco e del genuino nel
tempio del superfluo, del vanesio.
Barbe lunghe e figli dei
fiori, nostalgici e curiosi, si riversano allora sui marciapiedi rumoreggiando
allegramente, attratti dalle erbe medicinali, dalle piante sconosciute, dai
fiori colorati e dalla frutta che, appetitosa, ammicca dai banchetti di
fortuna: effluvi sconosciuti alle famose essenze custodite nelle boccette di
questa o quella profumeria si spandono vivacemente, coprendo teste, otturando
narici, inamidando camicie.
Nel frattempo, gli
irriducibili dello shopping hanno già ispezionato a fondo le diverse proposte
salutari, scartandole velocemente con il naso arricciato: un’alzata di spalle,
una girata di tacchi e sono ormai passati oltre, diretti verso una nuova,
imperdibile svendita di abiti italiani o di sciarpe francesi, verso un nuovo
bar in cui assaggiare lo stesso aperitivo di sempre, verso un centro
commerciale del quale ancora, colpevolmente, si sia trascurato un angolo o un
mezzanino.
E.M., Santa Monica
E.M., Santa Monica