domenica 17 febbraio 2013

Notizie da Lilliput 76: Eravamo quattro amici al bar

Santa Monica pullula di sceneggiatori, attori, produttori e registi.
Li si trova al bar, li si incrocia per strada, li si precede alla cassa del supermercato. Hanno età e sesso variabili, ma non si allontanano mai troppo dal cellulare e dal portatile.

Perfino durante una corsa estenuante lungo l’oceano non smettono per un istante di parlare, contrattare, mediare con un interlocutore solitamente invisibile oltre il collegamento telefonico, raramente in carne e ossa di fianco, dietro o davanti a loro.

A dispetto di simili caratteristiche, tuttavia, non è sempre facile riconoscerli: nessuno indossa più sciarpa e cappello di ordinanza e a volte capita parlino d’altro, della vita, per esempio, nell’inutile e vanesio tentativo di adeguare la propria unicità alla banale esistenza del resto del mondo.

Regolarmente insoddisfatti del risultato ottenuto, con una smorfia e un sospiro ritornano agli argomenti loro più consoni, liberando dalle cavità oscure di borse e borsoni sceneggiature ultimate o in fase di elaborazione, corredate di note, appunti, sollecitazioni, desideri. È il momento più atteso dell’intera giornata, quello in cui si scenderà a patti con le proprie fobie, con le proprie certezze, a caccia di nuove fobie e di nuove certezze.

Scadenze temporali e pressioni psicologiche si annidano dietro ogni singola inquadratura, dietro ogni singola dissolvenza: e un sorso di cappuccino o un boccone di torta, in questi frangenti, aumentano, anziché diminuire, il nervosismo e il disagio.

Talvolta, a individuarli, si ha la sgradevole sensazione di assistere a uno spettacolo attentamente studiato nei minimi particolari: probabilmente è solo suggestione, o forse ripetitività. Non è raro, infatti, ritrovarsi alla tavolata di fianco un gruppo di scrittori a caccia di idee e di soggetti da sviluppare per una serie televisiva o per una produzione cinematografica.

Eppure, a sedere dolorosamente per ore e ore su quelle sedie, sono anche esemplari della razza umana con pulsioni e paure identiche a quelle della cameriera che ha servito loro il tè o il caffè: bollette, mutui e tasse varie si agitano nei loro sogni, giorno dopo giorno, mese dopo mese, costringendoli a patti scellerati con la propria natura e l’eventuale sua integrità.

Di quando in quando, però, è anche possibile imbattersi in una coppia, lui attore, lei attrice, che bazzica anonimamente, per quanto loro concesso, gli scaffali di una nota libreria del centro: mano nella mano, i due sfogliano riviste, chiedono consigli, si scambiano pareri.

Lontani dalle macchine da presa, dai truccatori e dagli assistenti di scena, sembrano altri, sembrano diversi: genuini. Ma chissà se lo sono davvero.

E.M., Santa Monica