Li si trova al bar,
li si incrocia per strada, li si precede alla cassa del supermercato. Hanno età
e sesso variabili, ma non si allontanano mai troppo dal cellulare e dal
portatile.
Perfino durante una
corsa estenuante lungo l’oceano non smettono per un istante di parlare,
contrattare, mediare con un interlocutore solitamente invisibile oltre il
collegamento telefonico, raramente in carne e ossa di fianco, dietro o davanti
a loro.
A dispetto di simili
caratteristiche, tuttavia, non è sempre facile riconoscerli: nessuno indossa più
sciarpa e cappello di ordinanza e a volte capita parlino d’altro, della vita,
per esempio, nell’inutile e vanesio tentativo di adeguare la propria unicità
alla banale esistenza del resto del mondo.
Regolarmente
insoddisfatti del risultato ottenuto, con una smorfia e un sospiro ritornano
agli argomenti loro più consoni, liberando dalle cavità oscure di borse e
borsoni sceneggiature ultimate o in fase di elaborazione, corredate di note,
appunti, sollecitazioni, desideri. È il momento più atteso dell’intera
giornata, quello in cui si scenderà a patti con le proprie fobie, con le
proprie certezze, a caccia di nuove fobie e di nuove certezze.
Scadenze temporali e
pressioni psicologiche si annidano dietro ogni singola inquadratura, dietro
ogni singola dissolvenza: e un sorso di cappuccino o un boccone di torta, in
questi frangenti, aumentano, anziché diminuire, il nervosismo e il disagio.
Talvolta, a
individuarli, si ha la sgradevole sensazione di assistere a uno spettacolo
attentamente studiato nei minimi particolari: probabilmente è solo suggestione,
o forse ripetitività. Non è raro, infatti, ritrovarsi alla tavolata di fianco
un gruppo di scrittori a caccia di idee e di soggetti da sviluppare per una
serie televisiva o per una produzione cinematografica.
Eppure, a sedere
dolorosamente per ore e ore su quelle sedie, sono anche esemplari della razza
umana con pulsioni e paure identiche a quelle della cameriera che ha servito
loro il tè o il caffè: bollette, mutui e tasse varie si agitano nei loro sogni,
giorno dopo giorno, mese dopo mese, costringendoli a patti scellerati con la
propria natura e l’eventuale sua integrità.
Di quando in quando,
però, è anche possibile imbattersi in una coppia, lui attore, lei attrice, che
bazzica anonimamente, per quanto loro concesso, gli scaffali di una nota libreria
del centro: mano nella mano, i due sfogliano riviste, chiedono consigli, si
scambiano pareri.
Lontani dalle
macchine da presa, dai truccatori e dagli assistenti di scena, sembrano altri,
sembrano diversi: genuini. Ma chissà se lo sono davvero.
E.M., Santa Monica
