venerdì 1 marzo 2013

Notizie da lilliput 81: The Housing Planners


Nel chiuso di edifici caratterizzati da linee dritte e severe, eredi privilegiati della ricerca estetica degli anni ’40, siedono e parlano, ragionano e decidono donne e uomini indissolubilmente legati al destino architettonico della città di Santa Monica.


Isolati dal resto del mondo da un prato, verde intenso in qualsiasi stagione dell’anno ci si trovi, quelle donne e quegli uomini, ispirati forse dall’ideatore del palazzo municipale nel quale si ritrovano giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, legiferano intorno alle bellezze da preservare e alle costruzioni da promuovere, alle strutture da erigere e alle aree da occupare, in accordo con la sensibilità e il gusto personali.

La costruzione che li ospita, del resto, sembra essa stessa uscita da qualche rivista specializzata o, meglio ancora, da qualche filmato d’epoca: il suo corpo semplice, bianco abbacinante dai profili blu oltremare, parallelo alla strada sulla quale si affaccia, è impreziosito da un mosaico policromo e dall’indicazione city hall, sovrastante l’ampia vetrata d’ingresso, che rivelano, all’occhio vigile del passante, echi esotici di tempi e luoghi lontani.

Tempi in cui ci si riposava lungo i bordi di una piscina termale nel sud della Francia al suono, leggermente gracchiante, di un sassofono impegnato a sussurrare confidenze di  caffè neri e lune blu; tempi in cui ragtime e foxtrot erano parole d’uso comune, portatrici di euforia e trasgressione; tempi in cui i costumi da bagno proteggevano passioni e pulsioni; tempi in cui le collane erano lunghe e sottili intorno ai colli eleganti delle attrici e delle ballerine, mentre i bocchini rilasciavano volute di fumo tra i capelli tagliati corti e le tiare di piume e pietre preziose.

Inevitabilmente, dunque, per una città che di cinema ha vissuto e si è a lungo nutrita, tracce evidenti e evocative di quel passato in bianco e nero sono rimaste nel tessuto urbano, sottolineate, citate, moltiplicate tante, infinite volte: nelle finestre e nelle porte, nelle pareti e nei muri, nei giardini e nelle corti.

Tutt’intorno, intanto, i quartieri si sono espansi e modificati, inglobando altre suggestioni e altri linguaggi: modernismo e contemporaneità hanno imparato a convivere con archi e merli ispanici; assi di legno coloratissimo hanno iniziato a alternarsi a acciaio e a vetro, rigorosissimi nella loro efficiente nudità; tendine di pizzo immacolato e cuoricini intagliati hanno potuto bilanciare la diffusa neutralità delle veneziane, larghe o strette, lunghe o corte; mentre nani e girandole, sedie e tavoli da esterni hanno continuato a occhieggiare oltre le case, seminascosti da palme o salici, siepi o fiori.

Quasi che gli dèi dell’architettura e del buon gusto abbiano deciso di abitare qui, in un posto, cioè, che permetta loro di respirare e sospendere, almeno per un poco, le tribolazioni costanti, figlie della mancanza di sensibilità e finezza dei comuni mortali. Che, forse, all’esempio di Santa Monica dovrebbero rifarsi, di quando in quando.

E.M., Santa Monica