sabato 12 ottobre 2013

Notizie da Lilliput 128: Venghino, signori, venghino...

Los Angeles è sole, oceano e quartieri.
I quartieri sono strade, case e capannoni.
I capannoni sono uffici, ristoranti e teatri.
I teatri, infine, sono luoghi di cultura, di arte, di spiritualità.

Che, di quando in quando, grazie a una simile natura proteiforme, ospitano eventi magici, della magia sottile come fumo dei nativi americani.

La piccola sala, così stretta e lunga da sembrare un budello di passaggio, letterale e simbolico, si anima allora di attori e di pubblico, di registi e di scrittori, legati dal filo invisibile della storia da raccontare e da esperire, in un silenzio improvviso fatto di molte aspettative e di pochi imbarazzi.

Dopo un primo esercizio di riscaldamento, ché qui, stasera, si affronta il compito, difficilissimo, di leggere per la prima volta una sceneggiatura a più voci, i personaggi iniziano a prendere corpo, trasportando i presenti in un luogo sperduto del Nuovo Messico, durante il tempo intricato della Seconda Guerra Mondiale.

Joe e David, Hetta e Nina diventano perciò, sotto gli occhi affascinati degli amici seduti dall’altra parte della stanza, Nick e Tilano, Kitty e Edith; mentre le pareti nere e il soffitto di cavi e luci splendono ora dei colori abbacinanti del deserto americano.

Una voce femminile sicura e vibrante, dalle intonazioni dolci e dalla pronuncia perfetta, procede spedita tra interni e esterni, giorni e notti, tra il caldo dell’estate e il freddo dell’inverno, eclissandosi, a seconda del bisogno, per cedere di volta in volta il passo alle compagne di sorte, anch’esse dalle molte sfumature e dalle infinite suggestioni.

Gli anni scorrono veloci, al ritmo sostenuto delle pagine leggere: non ci si accorge del passare continuo dei minuti, irretiti dai paesaggi e dai profumi della Nuova Frontiera e dei suoi tanti segreti.

Battuta dopo battuta, descrizione appresso a descrizione, le leggende indiane si fondono con la bomba atomica, il destino del singolo si fa avventura dell’intera umanità. E un serpente piumato, avvolto in lingue di fuoco salvifico, si fa triste messaggero di sciagure future.

Fuori, intanto, nel pomeriggio insolitamente nuvoloso, trasformatosi bruscamente in notte grigia di pioggia, i rumori di quest’angolo di Glendale, settore nordoccidentale della città, agli inizi attutiti dall’insonorizzazione capace, sono di colpo cessati del tutto; desiderosi, probabilmente, di pagare il proprio personale tributo al mistero chiamato spettacolo, all’enigma chiamato vita.


E.M., Santa Monica