Quando uno, ormai,
pensa d’averla capita, d’averne preso per bene le misure, d’averla inquadrata
accuratamente, ecco che Santa Monica, d’un tratto, tende un tranello, fa lo
sgambetto.
Capita infatti di
camminare lungo una delle sue strade apparentemente senza fine, la Terza, per
esempio, in un’assolata mattina di metà ottobre, e di imbattersi in un
banchetto dal sapore antico, sul quale riposano, in bella mostra, caraffe in
vetro colme di liquido chiaro e pile speranzose di bicchieri usa e getta.
Un cartello vergato
di grafia infantile, come infantile è il viso del giovanissimo affarista,
invita all’acquisto di limonate a un dollaro.
Apparentemente privo
di imbarazzi o reticenze, il bambino, che porta scritto il proprio nome su una
targhetta autoadesiva, richiama l’attenzione dei rari passanti sulle
prelibatezze in vendita, abbassando o sollevando il tono di voce, a seconda
dell’urgenza.
A accompagnarlo in
questa prima, vibrante, esperienza professionale, un assistente ancora più
giovane, presumibilmente un fratello minore, dieci anni di spensieratezza e
eccitazione a disposizione di chiunque si presti all’esperimento gastronomico d’antan.
La domenica, del
resto, è il giorno della settimana in cui gli studenti, fin dalla notte dei
tempi, e indifferentemente dal proprio ordine e grado, si riuniscono in
capannelli a smerciare ghiottonerie di provenienza casalinga, nella speranza di
raccogliere fondi da destinare ai fini più svariati.
Non stupiscano quindi, poche
centinaia di metri più a nord, nell’area trafficata di cittadini benestanti di Montana
Avenue, i liceali, robusti giocatori di football dai tratti
gentili e ragazze pompon dalle ciglia lunghe, intenti a promuovere leccornie
invitanti.
Accalcati intorno a
tavolini pieghevoli, sommersi di dolci e risate, questi ragazzi e queste
ragazze indossano con orgoglio misto a pudore i colori della scuola che
rappresentano. E in un lampo, le lancette degli orologi girano al contrario,
cancellando i cellulari di ultima generazione a vantaggio di telefoni fissi dall'aspetto datato.
In quest’angolo di
città, a qualche isolato di distanza dall’oceano azzurro, ci si ritrova così
catapultati in uno spazio di brillantine e di code di cavallo, di drive-in e di
gonne a pieghe; senza il minimo sforzo, né la minima costrizione.
Mentre il resto del
mondo vive la giornata come ha vissuto la precedente e come vivrà la
successiva, qui, nel regno del Verosimile e dell’Adattabile, la realtà si
confonde nuovamente con la fantasia, il presente si mescola una volta di più col
passato. Regalando, immancabilmente, emozioni inaspettate.
