domenica 27 ottobre 2013

Notizie da Lilliput 135: Folletti in un mare di nebbia

Quando la Regina delle Fate si annoia, tutta la città di Santa Monica lo viene presto a sapere: le nuvole si addensano, l’aria si ingrossa, e nessuno ha idea di cosa possa accadere.

Generalmente, tuttavia, la bizzosa sovrana si limita a soffiare sull’acqua dell’oceano e a creare in tal modo la nebbia vaporosa che di questa parte di California dovrebbe essere simbolo.

Allora e solo allora, in quell’indistinta uniformità di uomini e cose, di case e animali, che di una simile operazione è l’esito abituale, il popolo dei folletti e delle altre creature magiche ha l’occasione di visitare indisturbato il mondo di quaggiù, intrufolandosi ovunque possibile a spiarne da vicino la vita, tanto affascinante quanto misteriosa.

Desiderosi di conoscere il più possibile, questi esseri bizzarri assumono nuove sembianze, diverse forme: hanno studiato a lungo, prima di avventurarsi al di fuori del proprio regno, e sanno quanto l’apparenza, più della sostanza, conti, altrove.

Curiosi e attenti, si disperdono per le strade ovattate, trattenendo a stento gridolini di gioia e lampi di eccitazione: smaniano per sedersi al tavolo di una caffetteria congestionata o per addentrarsi nel tempio del benessere e del consumismo, avendo memorizzato velocemente il mezzo più sicuro per mischiarsi nella folla.

Nonostante il tempo limitato a propria disposizione — ché un editto regale facilmente si revoca, a seconda del guizzo del momento — si comportano come se davanti a loro ci fosse, al contrario, l’eternità intera.

Passeggiano atteggiandosi a locali, di quando in quando strizzando gli occhi per meglio mettere a fuoco un particolare da ricordare in futuro; si inchinano a scompigliare il pelo di cani di grossa e piccola taglia, che poi ripenseranno con nostalgia a quel tocco impalpabile e amico; imitano la maniera di camminare, di ridere, di parlare di chi sta loro accanto sull’autobus o al ristorante.

Protetti dallo strato morbido di aria grigia, gironzolano fino a pomeriggio inoltrato, divertendosi a soffiare nelle orecchie di un neonato o lasciandosi andare a corse faticose sul bagnasciuga intirizzito.


La regina, intanto, ripresasi dallo stato di insofferenza che la prolungata assenza del consorte le ha procurato, si accinge a richiamare i sudditi a sé. Il segnale convenuto, fin dall’inizio dei tempi, è il primo raggio di sole che riesca a penetrare il manto di bruma.

Il pulviscolo si fa giallo d’improvviso: la malia si è spezzata. I folletti e le fate riprendono la via del ritorno, punteggiandola di felicità e rammarico.

E.M., Santa Monica