Quando la Regina delle Fate si annoia, tutta la città di Santa Monica
lo viene presto a sapere: le nuvole si addensano, l’aria si ingrossa, e nessuno
ha idea di cosa possa accadere.
Generalmente, tuttavia, la bizzosa sovrana si limita a soffiare
sull’acqua dell’oceano e a creare in tal modo la nebbia vaporosa che di questa
parte di California dovrebbe essere simbolo.
Allora e solo allora, in quell’indistinta uniformità di uomini e
cose, di case e animali, che di una simile operazione è l’esito abituale, il
popolo dei folletti e delle altre creature magiche ha l’occasione di visitare
indisturbato il mondo di quaggiù, intrufolandosi ovunque possibile a spiarne da
vicino la vita, tanto affascinante quanto misteriosa.
Desiderosi di conoscere il più possibile, questi esseri bizzarri
assumono nuove sembianze, diverse forme: hanno studiato a lungo, prima di
avventurarsi al di fuori del proprio regno, e sanno quanto l’apparenza, più
della sostanza, conti, altrove.
Curiosi e attenti, si disperdono per le strade ovattate,
trattenendo a stento gridolini di gioia e lampi di eccitazione: smaniano per
sedersi al tavolo di una caffetteria congestionata o per addentrarsi nel tempio
del benessere e del consumismo, avendo memorizzato velocemente il mezzo più
sicuro per mischiarsi nella folla.
Nonostante il tempo limitato a propria disposizione — ché un
editto regale facilmente si revoca, a seconda del guizzo del momento — si
comportano come se davanti a loro ci fosse, al contrario, l’eternità intera.
Passeggiano atteggiandosi a locali, di quando in quando
strizzando gli occhi per meglio mettere a fuoco un particolare da ricordare in
futuro; si inchinano a scompigliare il pelo di cani di grossa e piccola taglia,
che poi ripenseranno con nostalgia a quel tocco impalpabile e amico; imitano la
maniera di camminare, di ridere, di parlare di chi sta loro accanto
sull’autobus o al ristorante.
Protetti dallo strato morbido di aria grigia, gironzolano fino a
pomeriggio inoltrato, divertendosi a soffiare nelle orecchie di un neonato o
lasciandosi andare a corse faticose sul bagnasciuga intirizzito.
La regina, intanto, ripresasi dallo stato di insofferenza che la
prolungata assenza del consorte le ha procurato, si accinge a richiamare i
sudditi a sé. Il segnale convenuto, fin dall’inizio dei tempi, è il primo
raggio di sole che riesca a penetrare il manto di bruma.
Il pulviscolo si fa giallo d’improvviso: la malia si è spezzata.
I folletti e le fate riprendono la via del ritorno, punteggiandola di felicità
e rammarico.
E.M., Santa Monica