sabato 26 ottobre 2013

Notizie da Lilliput 134: Il settimo giorno

Il luogo si va lentamente riempiendo: i partecipanti lo raggiungono a piedi o in macchina, accelerando o decelerando in base alla propria coscienza.

Lo spazio, tanto grande da sembrare uno stadio, accoglie paziente i visitatori, senza mettere loro alcuna fretta: sa perfettamente che la maggior parte arriverà, trafelata, all’ultimo minuto, forse perfino in ritardo. È sempre stato così e probabilmente così sarà per sempre.

Gli archi e le volte, imponenti eppure non soffocanti, osservano in silenzio lo sciamare incostante di grandi e piccoli, giovani e vecchi che, ognuno secondo quanto conviene all’età e all’esperienza personali, ammiccano, sorridono, sussurrano.

La videocamera, intanto, si prepara puntualmente a celebrare l’evento, incipriandosi l’obiettivo e scegliendo con cura quale campo mostrare; ché qui tutti tengono in modo particolare a esibire il proprio lato migliore.

Le numerose file di sedili da occupare, non più tardi di quindici minuti fa quasi del tutto spoglie, vibrano ora di aspettative e di emozioni, a volte affini, altre volte contrastanti: pudore e serenità, rimorso e prostrazione si rincorrono nell’aria, giocando a nascondersi dietro le colonne e sotto i candelabri, giocando a acchiapparsi oltre le panche e tra lo stupore degli astanti, che, distratti,  si sforzano nondimeno di riportare l’attenzione sull’evento prossimo venturo.

Molto forte e incredibilmente vicino battono le ore, a segnare che il tempo dell’attesa è concluso, che il momento tanto sospirato è giunto. I sensi si acuiscono, gli occhi si restringono, le narici si dilatano: uno scampanio leggero ha infatti decretato l’inizio formale dell’avvenimento, scoprendo al pubblico l’ingresso di un uomo anziano, accolto dalla platea al pari di una rock star.

L’ultimo arrivato ringrazia cordialmente e saluta di rimando. Consapevole del proprio ruolo, esaurisce velocemente i convenevoli, desideroso di indirizzare i tanti amici di fronte a lui al reale motivo della loro presenza lì.

Il suo discorso, accorato e semplice, lungo e tuttavia piacevole a sentirsi, a tratti perfino divertente, sembra cogliere nel segno, rabbonendo gli indocili, rassicurando i fragili. E rendendogli piuttosto faticoso ogni tentativo di ripresa.

Un interminabile applauso ha sottolineato infatti, col favore tributato ai grandi personaggi, i pensieri cristallini appena espressi. L’oratore, con fare paterno, aspetta che l’uditorio si ricomponga, e poi ricomincia a officiare.

Questi ultimi istanti volano via in un soffio.
I corpi si rilassano, le menti gorgogliano: il parroco della chiesa di Santa Monica, dedicata alla patrona cittadina, conclude, scioglie l’assemblea e manda a casa.


E.M., Santa Monica