Il luogo si va
lentamente riempiendo: i partecipanti lo raggiungono a piedi o in macchina,
accelerando o decelerando in base alla propria coscienza.
Lo spazio, tanto
grande da sembrare uno stadio, accoglie paziente i visitatori, senza mettere
loro alcuna fretta: sa perfettamente che la maggior parte arriverà, trafelata,
all’ultimo minuto, forse perfino in ritardo. È sempre stato così e
probabilmente così sarà per sempre.
Gli archi e le volte,
imponenti eppure non soffocanti, osservano in silenzio lo sciamare incostante
di grandi e piccoli, giovani e vecchi che, ognuno secondo quanto conviene
all’età e all’esperienza personali, ammiccano, sorridono, sussurrano.
La videocamera,
intanto, si prepara puntualmente a celebrare l’evento, incipriandosi
l’obiettivo e scegliendo con cura quale campo mostrare; ché qui tutti tengono
in modo particolare a esibire il proprio lato migliore.
Le numerose file di
sedili da occupare, non più tardi di quindici minuti fa quasi del tutto
spoglie, vibrano ora di aspettative e di emozioni, a volte affini, altre volte
contrastanti: pudore e serenità, rimorso e prostrazione si rincorrono
nell’aria, giocando a nascondersi dietro le colonne e sotto i candelabri, giocando
a acchiapparsi oltre le panche e tra lo stupore degli astanti, che, distratti, si sforzano nondimeno di riportare
l’attenzione sull’evento prossimo venturo.
Molto forte e
incredibilmente vicino battono le ore, a segnare che il tempo dell’attesa è
concluso, che il momento tanto sospirato è giunto. I sensi si acuiscono, gli
occhi si restringono, le narici si dilatano: uno scampanio leggero ha infatti
decretato l’inizio formale dell’avvenimento, scoprendo al pubblico l’ingresso
di un uomo anziano, accolto dalla platea al pari di una rock star.
L’ultimo arrivato
ringrazia cordialmente e saluta di rimando. Consapevole del proprio ruolo,
esaurisce velocemente i convenevoli, desideroso di indirizzare i tanti amici di
fronte a lui al reale motivo della loro presenza lì.
Il suo discorso,
accorato e semplice, lungo e tuttavia piacevole a sentirsi, a tratti perfino
divertente, sembra cogliere nel segno, rabbonendo gli indocili, rassicurando i
fragili. E rendendogli piuttosto faticoso ogni tentativo di ripresa.
Un interminabile
applauso ha sottolineato infatti, col favore tributato ai grandi personaggi, i
pensieri cristallini appena espressi. L’oratore, con fare paterno, aspetta che
l’uditorio si ricomponga, e poi ricomincia a officiare.
Questi ultimi istanti
volano via in un soffio.
I corpi si rilassano,
le menti gorgogliano: il parroco della chiesa di Santa Monica, dedicata alla
patrona cittadina, conclude, scioglie l’assemblea e manda a casa.
E.M., Santa Monica