L’America, si sa, è
un grande paese. Che, nonostante le tante piccinerie, è anche capace di
improvvisi slanci di generosità.
E viaggiare per le
sue grandi autostrade, sostando di quando in quando in borghi dai nomi esotici
e bizzarri, restituisce appieno una simile sensazione.
Capita, per esempio,
di macinare chilometri lungo la Highway 17, alla volta di San Francisco,
improvvisamente imbattendosi in un’indicazione inaspettata, a dir poco sospetta: Los Gatos, I Gatti,
infatti, aspetta dietro una curva, oltre una rampa, impaziente di accogliere
degnamente il viaggiatore, affaticato dalle enormi distanze californiane.
Ora, in una nazione a
indubitabile preponderanza canina (razza per la quale, da queste parti, esistono perfino
espressioni in codice, espressioni capaci di tradire affetto e complicità), un
centro abitato intitolato al felino di casa è senz’altro un fatto inusitato, da
verificarsi personalmente, da misurarsi con scetticismo e oculatezza.
Se, poi, il tratto
percorso a bordo del proprio mezzo ha anche stimolato l’appetito del viandante,
la risoluzione è naturalmente veloce, la decisione è subito presa: al primo
accesso consentito, si abbandonerà il rettilineo incorniciato di alberi
sempreverdi e ci si inoltrerà nel territorio, sconosciuto eppure familiare,
degli amanti dei gatti.
Con una punta di diffidenza
se ne cercherà, presto trovandola, la strada principale, dove, meraviglia a
sette vite, tutto, ma proprio tutto, saprà di vibrissa.
Il marciapiede,
grigio come ovunque, sarà qua e là ingentilito da orme dipinte di nero, ode
immortale al passo felpato di mici e micini; mentre a destra e a sinistra, a
est e a ovest, i negozi e le boutique avranno un solo tratto, ossessivo e
comune: il riferimento continuo e costante alla natura particolare del luogo.
L’arteria cittadina,
intanto, rivelerà scorci accattivanti: residenze antiche dagli accenti sudisti, sapientemente riconvertite in locali di lusso; anse e anfratti in cui
riposarsi, sotto freschi pergolati e su camminamenti di legno brunito; palazzi
microscopici di antichi natali, corredati di mattoni e di assi bianche, a
nascondere cartolerie e banche, bar e oreficerie.
Lo sguardo correrà
lontano, molto più veloce di quanto il piede saprà tenergli dietro: le vetrine
sfileranno una di seguito all’altra, per una distanza apparentemente infinita;
al pari dei nomi, altrettanto infinite variazioni della parola cat.
Che, tuttavia, sarà, una
volta di più, segno zoppo, privo di vero significato: perché nemmeno qui, nel
paese loro dedicato, di gatti reali, di gatti visibili, di gatti udibili, di
gatti palpabili, alla fine della gita fuori programma, se ne sarà scorto alcuno.
E.M., Los Gatos