Raramente, molto
raramente, la nebbia che accompagna il lungo tratto di autostrada tra San Simeon e Big Sur non si presenta all’occhio avvertito del viaggiatore, svelando, in tal modo, tesori altrimenti nascosti.
In un paesaggio surreale di colori insolitamente tersi e di
contorni stranamente nitidi, la vista vaga, rapita dalle forme mai notate prima, e che, d’un tratto, sembrano altre, sembrano altro.
La luce, abbacinante e piacevole insieme, gioca scherzi
bizzarri, perfino sinistri: oltre uno steccato ecco apparire una
mandria di bovini dall’aspetto sconosciuto, dalle sembianze indefinite.
Un po’ mucche, un po’ capre, la loro comparsa getta un’ombra di
sottile inquietudine, solleva un velo di leggero malessere sugli occupanti
della macchina in corsa, accelerando d’un soffio le pulsazioni del loro cuore e
dilatando impercettibilmente le loro pupille curiosamente ipersensibili.
Le curve poco distanti, tuttavia, con il loro andamento ritmico,
con il loro movimento sinuoso, distraggono momentaneamente dalla sensazione
appiccicosa di disagio, trasformando l’atmosfera grazie a una diversa mistura
di generi, letterari e cinematografici, grazie a una differente disposizione
degli elementi scenografici.
Gli alberi, palme longilinee e eleganti, si sono da qualche
tempo trasformate in pini e arbusti dagli intrecci complicati e dalle trame
incomprensibili che, lontani dall’abbraccio tonificante dell’oceano, si sono
contorti e rattrappiti, dando vita a composizioni prive di colore e come
pietrificate.
Inoltrarvisi per una passeggiata rilassante appare chiaramente
un controsenso: “creature misteriose” e “presenze inquietanti” sono infatti le
prime espressioni che la mente elabora, non importa quanto debitrici di Alice e
del suo mondo incantato.
Eppure, un nuovo cambiamento di scenario sottolinea la prossima
svolta narrativa: perfettamente visibile nella distanza si staglia un
promontorio minaccioso come un incubo e conturbante come un canto di sirena.
Efficacemente protetto da nubi scure e gelosamente custodito da
uccelli rapaci silenziosi e torvi, cela al proprio interno una base navale quotidianamente
occupata in indecifrabili esercitazioni, dagli effetti di quando in quando
avvertibili a molti chilometri di distanza.
Mentre la spiaggia sottostante, una lunga lingua di sabbia scura
lambita da un’acqua sempre furiosa, non invita alla calma né alla rilassatezza.
Il viandante, fatalmente colpito da simili suggestioni, dovrà quindi
proseguire il tragitto, prima di raggiungere, finalmente, una località accogliente e una
popolazione ospitale.
E.M., Big Sur