sabato 23 novembre 2013

Notizie da Lilliput 144: Viandanti non più in un mare di nebbia

Raramente, molto raramente, la nebbia che accompagna il lungo tratto di autostrada tra San Simeon e Big Sur non si presenta all’occhio avvertito del viaggiatore, svelando, in tal modo, tesori altrimenti nascosti.

In un paesaggio surreale di colori insolitamente tersi e di contorni stranamente nitidi, la vista vaga, rapita dalle forme mai notate prima, e che, d’un tratto, sembrano altre, sembrano altro.

La luce, abbacinante e piacevole insieme, gioca scherzi bizzarri, perfino sinistri: oltre uno steccato ecco apparire una mandria di bovini dall’aspetto sconosciuto, dalle sembianze indefinite.

Un po’ mucche, un po’ capre, la loro comparsa getta un’ombra di sottile inquietudine, solleva un velo di leggero malessere sugli occupanti della macchina in corsa, accelerando d’un soffio le pulsazioni del loro cuore e dilatando impercettibilmente le loro pupille curiosamente ipersensibili.

Le curve poco distanti, tuttavia, con il loro andamento ritmico, con il loro movimento sinuoso, distraggono momentaneamente dalla sensazione appiccicosa di disagio, trasformando l’atmosfera grazie a una diversa mistura di generi, letterari e cinematografici, grazie a una differente disposizione degli elementi scenografici.

Gli alberi, palme longilinee e eleganti, si sono da qualche tempo trasformate in pini e arbusti dagli intrecci complicati e dalle trame incomprensibili che, lontani dall’abbraccio tonificante dell’oceano, si sono contorti e rattrappiti, dando vita a composizioni prive di colore e come pietrificate.

Inoltrarvisi per una passeggiata rilassante appare chiaramente un controsenso: “creature misteriose” e “presenze inquietanti” sono infatti le prime espressioni che la mente elabora, non importa quanto debitrici di Alice e del suo mondo incantato.

Eppure, un nuovo cambiamento di scenario sottolinea la prossima svolta narrativa: perfettamente visibile nella distanza si staglia un promontorio minaccioso come un incubo e conturbante come un canto di sirena.

Efficacemente protetto da nubi scure e gelosamente custodito da uccelli rapaci silenziosi e torvi, cela al proprio interno una base navale quotidianamente occupata in indecifrabili esercitazioni, dagli effetti di quando in quando avvertibili a molti chilometri di distanza.

Mentre la spiaggia sottostante, una lunga lingua di sabbia scura lambita da un’acqua sempre furiosa, non invita alla calma né alla rilassatezza.


Il viandante, fatalmente colpito da simili suggestioni, dovrà quindi proseguire il tragitto, prima di raggiungere,  finalmente, una località accogliente e una popolazione ospitale.

E.M., Big Sur