domenica 24 novembre 2013

Notizie da Lilliput 145: ... Land of Sunshine, Half Your Beauties Are Untold...

Quasi rispondessero a un richiamo irresistibile, o seguissero una legge di natura immutabile, le coste della California, dolci e piane nei dintorni di Los Angeles, crescono in altezza e ripidezza quanto più ci si spinge a nord, in direzione di San Francisco.

È sufficiente distrarsi per qualche miglio, magari incuriositi dalla presenza di dune misteriose che spuntano all’improvviso sul dorso delle alture di fianco, per notare inaspettatamente crinali scoscesi e spiagge di difficile accesso.

Dall’oceano spumoso affiorano scogli mastodontici, capaci, alla lunga, di ingannare l’occhio stupito del viaggiatore, assumendo forme vaghe di balene immobili contro il fragore e la violenza dei flutti biancastri.

La linea dell’orizzonte, fino a qualche attimo prima nitida e tagliente come una lama, sembra ora un ammasso incerto di nebbia filamentosa, un’imitazione angosciante dell’andatura impazzita di cavalli al galoppo.

Il cielo, agli inizi del tragitto terso e cristallino, si è andato picchiettando di nuvole in ordine sparso e composizione fantasiosa che adesso riempiono di sé ogni angolo di azzurro disponibile, richiamando in tal modo la massa d’acqua sottostante.

Raggi improvvisi di sole si aprono a fatica un varco nell’aria spessa, striando il panorama di citazioni bibliche, imprimendoglisi a forza come messaggi salvifici o immagini chiliastiche.

Ai bordi dell’autostrada si fanno sempre più frequenti fienili dalle linee essenziali riconvertiti in chiese: evangeliche, battiste, episcopali. Le loro insegne discrete, una croce e poche parole, contribuiscono all’impressione di irrealtà che si respira tutt’intorno.

Eppure basta proseguire di poco, e raggiungere la striscia sinuosa di Big Sur, perché nuove costruzioni e diverse atmosfere si presentino discretamente sulla scena.

È ora il turno di decine e decine di cassette postali disseminate lungo le carreggiate; di case eleganti al di là di cancelli nemici di sguardi indiscreti e intenzioni sospette; di minuscole gallerie d’arte caparbiamente saldate ai piedi di montagne ingentilite da sequoie rossicce.

Qualche ristorante a cinque stelle domina sfrontatamente il promontorio, affacciandoglisi sopra con studiata noncuranza; mentre localini dalle sembianze zen rivelano interni fatti di assi di bambù e musica anni ‘20.


Ma intanto, fra una curva e l’altra, è calata la notte, più veloce qui che da qualsiasi altra parte della terra, e perciò è bene fermarsi e riposare, in attesa del nuovo giorno e delle sue promesse.

E.M., Big Sur