martedì 25 febbraio 2014

Notizie da Lilliput 174: Your Perfumes Fill My Head

I profumi di SantaMonica si spandono nell’aria in maniera inaspettata e con un guizzo furbesco, che, anziché irritare, è guardato con indulgenza dal pedone, è accettato con simpatia dal passante.

Capita, infatti, quando meno ce lo si aspetta, che i nasi vengano solleticati da una fragranza primaverile sotto i tiepidi raggi del sole invernale; che i nasi vengano colpiti da un aroma inusuale, dichiaratamente fuori stagione.

Arrivata chissà da dove, questa diversa composizione di particelle, questa imprevista ondata di vitalità e buon umore, pervade menti e corpi, spiriti e arti, suggerendo immagini sepolte nella memoria, ricordando frammenti di vite passate.

La testa gira e i pensieri turbinano, alla ricerca di un ritmo comune, di un respiro unico da concordare con le narici, ormai tutte un fremito, tutte un mormorio, tutte uno squittio di felicità.

In un attimo, le case scompaiono all’orizzonte, il marciapiede si fa palcoscenico del mondo e immediatamente ci si ritrova catapultati in centinaia, in migliaia di posti lontani nel medesimo istante.

Posti non necessariamente già esplorati, strade non necessariamente già battute.

A sinistra ci si sporge sulle rive della Senna, a sbirciare nelle sue acque scure; a destra si cincischia tra le bancarelle di un mercatino tedesco, a curiosare tra la sua frutta e la sua verdura di stagione, tra le sue note di volta in volta aspre o dolci, delicate o persistenti.

Davanti a sé si ha la visione dei banchi di scuola in un pigro pomeriggio di fine aprile, quando il tepore si insinua tra l’intonaco scrostato dei muri o viaggia mischiandosi agli spifferi nei corridori.

Alle proprie spalle, invece, sembra di sentire le voci dei compagni di giochi di tanti anni prima. Voci riposte nei cassetti con le maglie troppo corte, voci appese ordinatamente negli armadi con gli abiti troppo stretti, che adesso, richiamate in vita dalle erbe aromatiche e dalle piante lussureggianti, sperano in orecchie desiderose di riascoltarle, in cuori disposti a capirle.

Al pari di un segugio, ci si arrende placidamente agli stimoli provenienti da più parti: dalle finestre aperte delle case e dei palazzi, dai giardini perennemente in fiore, dai parchi pubblici, dalle cucine dei ristoranti e dei caffè.


Al pari di un segugio, ci si lascia inebriare, muovendo distrattamente i piedi, procedendo tentoni: perché il luogo segreto dell’io si è ormai crepato, perché è giunto il momento di farlo arieggiare, tra i sacchetti di lavanda e le tende fresche di bucato.

E.M., Santa Monica