sabato 15 marzo 2014

Notizie da Lilliput 183: Venga a prendere il caffè da noi!

Nonostante il sole già alto in cielo, all’interno del locale si gode della piacevole temperatura dell’aria condizionata.

Le finestre dai grandi vetri quadrati, affacciate su Montana Avenue, cercano di osteggiare i raggi abbacinanti ricorrendo a scure tende a rullo abbassate quanto possibile, a proteggere pensieri e parole, quesiti e asserzioni.

Fin dalle prime luci dell’alba, il Groundwork Café, ultima acquisizione, in ordine temporale, dell’elegante quartiere, serve tè e tisane, caffè e cappuccini con polso fermo e piglio gioviale.

Operai dai visi aperti e dagli accenti ispanici vi hanno lavorato incessantemente, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, fino a poco prima di Natale, fino a quando, cioè, giovani in abiti sportivi hanno iniziato a offrire, la domenica mattina, bevande e pasticcini gratuiti ai passanti incuriositi.

Inutile dire che, da quel momento in poi, la popolarità del nuovo punto di ritrovo non ha conosciuto attimi di incertezza.

Pareti grigie dalle superfici irregolari, pavimenti trascurati a regola d’arte, graffiati e scrostati come in un vecchio appartamento in fase di ristrutturazione, accolgono il visitatore, mostrandogli, di quando in quando, il loro vero volto, un volto finto povero, un volto da intellettuale eccessivamente compreso nel proprio ruolo.

Grasse lampadine a vista, bulbi oculari di dimensioni abnormi, pendono con noncuranza dal soffitto color carta da zucchero, dondolando ritmicamente dentro gabbie di ferro dai vaghi accenti sadomasochistici.

Pochi tavolini di legno, il ripiano grezzo e le gambe malferme, punteggiano lo spazio riservato alla clientela, accompagnati da sedie con lo schienale ingessato e i braccioli confortevoli.

Famigliole di piante grasse, contenute in vasetti dipinti a mano o in tazze di ceramica, abbelliscono l’ambiente, suggerendo panorami desertici e tramonti infuocati.

Le facce tirate dei camerieri, intanto, al lavoro oggi come sempre dalle cinque del mattino, si sono progressivamente svegliate, trasmettendo alle mani e alle bocche scioltezza e rapidità, affabilità e simpatia.

L’atmosfera sonnacchiosa si è andata trasformando, di minuto in minuto, di ora in ora, in un guazzabuglio vitale di ordini impartiti e di richieste avanzate, di delizie mangiate e di miscele bevute.


Mentre l’aria, silenziosa e attonita all’inizio, risuona adesso del ticchettio frenetico di decine di dita sulle tastiere e dell’abbaiare furioso di un cane di piccola taglia, dei sussurri discreti di una coppia di sceneggiatrici e delle risate di due amiche, incontratesi finalmente dopo un’attesa troppo lunga.

E.M., Santa Monica