lunedì 17 marzo 2014

Notizie da Lilliput 184: Segreti svelati (a Beverly Hills)

Sugli eleganti palazzi e i comprensori di lusso che si stringono a ridosso del palazzo comunale di Beverly Hills, in pochi attimi è calato il buio, improvviso come un temporale d’estate.

La torre del municipio, la cupola impreziosita di maioliche dorate, azzurre e verdi, riflette solitaria i raggi dei lampioni che, uno dopo l’altro, si sono accesi tutt’intorno.

Vista dal basso, da una prospettiva qualsiasi, ricorda un faro nella notte, un punto di riferimento, orgoglioso e indistruttibile, per chiunque avverta il bisogno di una guida o di un suggerimento.

Nei viali circostanti, silenziosi e sgombri di traffico, pochi i mezzi parcheggiati ordinatamente lungo i bordi dei marciapiedi spazzati di recente, sembra non esserci nessuno.

Un paio di amici, ebrei praticanti accompagnati da una manciata di adolescenti, si affrettano verso casa, a onorare il giorno di riposo cominciato dopo il tramonto del sole.

Si infilano dentro un giardino condominiale, che separa simmetricamente due alti edifici di cemento, dall’aspetto solido e rassicurante.

Un sorriso leggero e un cenno di saluto alla donna che aspetta al di fuori del cancello, forse una conoscente, forse una vicina, per poi scomparire all’interno dell’ingresso, inghiottiti dai marmi e dagli specchi del corridoio.

Quegli uomini, probabilmente, non sanno che lì accanto, in un salone confortevole quanto i loro, una famiglia ospitale è già pronta a dare inizio alle celebrazioni del sabato, abbracciando, nell’affascinante rito, una coppia di amici alla prima esperienza.

Le chiacchiere gioviali, intervallate da sorsi di prosecco e bocconi di formaggi e salatini, si sono protratte piacevolmente oltre il dovuto, tra una carezza al cane affettuoso e un buffetto alla gatta diffidente.

La tradizione, tuttavia, esige i propri tempi e qui tutti, ragazzi compresi, le si sottomettono volentieri, ripetendo, settimana dopo settimana, anno dopo anno, i suoni e i movimenti ereditati dai padri e dai nonni.

I gesti, come vuole l’osservanza a una qualsiasi legge, rivelano solennità e partecipazione: le candele vengono accese, il pane viene spezzato e mangiato, il vino viene bevuto e offerto; mentre su quei simboli, che richiamano altre liturgie e altre religioni, si posano delicatamente le parole, cantilenanti e misteriose, della benedizione.


Qualche istante più tardi, alla luce allegra di tante lampade, la conversazione riprende, più briosa che mai, custodendo, in profondità, la riconoscenza per il segreto svelato, per la condivisione vissuta.

E.M., Santa Monica