domenica 20 ottobre 2013

Notizie da Lilliput 131: Costellazioni

Non sempre Beverly Hills esibisce l’anima ridanciana e cafona.

Non sempre Beverly Hills ostenta ville mastodontiche e umori altalenanti.

Non sempre Beverly Hills annoia con i suoi luoghi comuni abusati e irritanti.

Certe sere, Beverly Hills rivela un cuore pulsante che attrae e affascina.

In simili occasioni, il quartiere si ricompone, limitando i propri eccessi e esibendo case mono, al più bifamiliari, al di là di cancelli discreti e di giardini curati, di cui cani invisibili, al pari di una qualsiasi società di videosorveglianza, sono gli efficaci protettori.

In una di queste abitazioni, mentre altrove ci si prepara a affrontare il consueto pasto serale, si va consumando un cibo di diversa natura, fatto di movimenti e di arresti, di domande e di risposte, di verità fisiche e di realtà spirituali.

Qui, infatti, in un luogo di luci soffuse e pavimenti di legno caldo e accogliente, i convenuti, di età varia e sessi diversi, si spogliano delle abituali esistenze e personalità per diventare altro da sé, di fronte agli occhi increduli di uno scrittore in crisi creativa.

L’incontro, orchestrato in modo tale da suggerire al malcapitato regista-sceneggiatore un plausibile corso degli eventi narrativi, di cui ha ormai perso la direzione, rivela fin da subito una dimensione priva di confini spaziali e coordinate temporali: nell’aria tutt’intorno si insinua, strisciante, la sensazione d’essere in presenza di uno spettacolo magico, dai contorni sfilati.

Sette personaggi in cerca d’autore si animano così in un panorama liquido, contrassegnato da lunghi silenzi meditativi durante i quali i nuovi arrivati misurano l’ambiente ancora sconosciuto, studiando i propri limiti senza badare a quelli altrui, in un flusso di coscienza dagli esiti sempre imprevedibili.

Come in un quadro di Hopper, gli atti del dramma si congelano in istantanee dai colori algidi e eleganti, in cui gli improvvisati attori raccontano, quando interpellati, le sensazioni provate in questo viaggio nell’ignoto, del quale nulla sapevano prima di iniziare e che ora, grazie a un’interpretazione vibrante, si connota di tonalità distinte e accattivanti.

Minuto dopo minuto, ora dopo ora, una storia, a volte diversa, a volte straordinariamente simile all’originale cartaceo, si dipana intorno al tono di voce, a tratti pacato, a tratti concitato, che si leva da ogni angolo della sala, e che rivela, con il suo andamento cadenzato, il ritmo stesso dell’intera serata.

Infine, come negli spettacoli di prestidigitazione a seguito di un comando del sapiente burattinaio, le parole pronunciate dal mistico direttore di scena riportano i presenti alla cornice ordinaria, permettendo loro di rivestire, lentamente, i panni e le nevrosi di sempre.


Mentre ovunque, palpabile, si agita l’eccitazione d’aver contribuito a qualcosa di grande e importante, sebbene, talvolta, non completamente inteso.

E.M., Santa Monica