Più dei piccioni e
dei corvi, più dei gabbiani e degli uomini, sono gli scoiattoli, i veri
abitanti di Santa Monica.
Contrariamente alla
comune credenza, che li immagina nascosti sugli alti rami di un abete o di un
pino, questi indefessi esploratori di nuovi luoghi e di diversi lidi, si
appropriano di qualsiasi arbusto o albero abbastanza solido su cui riposare e
vivere.
Lo scrittore
newyorkese, appena trasferitosi dalla costa orientale, troverà insieme
affascinante e inaudito un simile pensare, spiando per ore, incantato e
interdetto, i piccoli roditori alle prese con le sfide consuete della vita
quotidiana.
E davanti al passante
amante della natura, provvisto di macchina fotografica e busta di semi di
girasole (esche predilette dagli infaticabili animaletti), canterà le lodi
della coppia di creature adottata prontamente da lui e da sua moglie.
Un improvviso
scricchiolio sul marciapiede o un discreto agitarsi di foglie e fronde rivela
immancabilmente la presenza di uno o più esemplari, di dimensioni solitamente
generose e di carattere piuttosto mutevole.
Si ricreda
velocemente chiunque pensi di poterli avvicinare senza sforzo: guardinghi e
sospettosi, i più non si lasceranno lusingare dal balenio inaspettato di
leccornie e moine, ma fuggiranno velocemente, per poi osservare a distanza, da
una postazione sicura, l’umana invadenza.
Eppure, di quando in
quando, forse la fame o forse un’inclinazione personale alla curiosità,
spingerà uno scoiattolo a tentare la sorte e, con movimenti cauti, a avvicinare
lo straniero dalla voce ridicola e dalle intenzioni gentili.
Ingessato in una
posizione scomoda (generalmente rannicchiato sul bordo di un’aiuola o
inginocchiato con una mano piantata saldamente sul terreno), il novello boy
scout assisterà commosso alle tecniche di avvicinamento e separazione del suo
compagno occasionale, attirandolo quanto più vicino a sé con la sapiente
distribuzione di noci e noccioline che l’animale, immancabilmente, annuserà e,
solo in un secondo momento, avidamente divorerà.
Ogni minimo rumore,
ogni minimo spostamento d’aria, porterà il festante a una ritirata preventiva,
dalla quale, nondimeno, tornerà all’assalto del bottino, di volta in volta
facendosi più audace e incline alla fraternizzazione.
Dopo qualche tempo,
tuttavia, il corpo scarsamente allenato del misterioso benefattore, non reggendo
ulteriormente la fatica accumulata nei minuti di respiri trattenuti e di gesti
accennati, cederà, sollevandosi con cautela e riprendendo il proprio viaggiare.
Mentre il roditore di
città, nuovamente al riparo, lo seguirà con lo sguardo vispo e, magari, con un
misto di riconoscenza e affetto.
E.M., Santa Monica