Di quando in quando,
capita di muoversi per la città al seguito di futili motivi. Una maglietta
firmata, un paio di scarpe sportive.
In cerca del rivenditore
giusto, navigatore satellitare alla mano, si sondano nuovi quartieri, quartieri
di cui, fino a pochi minuti prima, non si era mai sentito nemmeno parlare.
In simili occasioni,
si abbandona la propria zona confortevole alla volta dell’ignoto. E, dopo aver salutato
una coppia di amici con i quali si è pranzato in un locale dai chiari accenti
parigini, ci si mette in viaggio, con l’erronea convinzione di approdare, di lì
a poco, nella zona centrale di Los Angeles, a due passi dal Dorothy ChandlerPavilion e dallo Staples Center.
La voce guida,
cristallina nel fornire indicazioni impeccabili, indica la strada, scansando il
traffico (non troppo pesante, di domenica pomeriggio), aggirando i lavori in
corso.
Il panorama di
grattacieli a specchio, così consueto a quanti percorrano la I-10 in direzione
est-ovest, tuttavia, all’improvviso si fa sempre più lontano; e la meta che si
credeva prossima al raggiungimento scompare del tutto.
La vita patinata e
chiassosa cede così il posto a un’infilata di case dall’aspetto fatiscente e
dall’andatura incerta, circondate da reti metalliche di sapore provvisorio e da
marciapiedi non perfettamente livellati.
Le chiese e le
missioni, frequenti lungo il tragitto, richiamano fedeli citando speranza e
carità, rinvigorendo la promessa con accenti di volta in volta messianici o
profetici.
Agli incroci,
butterati come il resto del panorama, si trovano venditori ambulanti sommersi
dalla mercanzia più varia: fiori sofferenti, sacchi colmi di arance e obsoleti raccoglitori
di CD e DVD, si contendono ora la preziosa superficie calpestabile.
I corpi filiformi,
lavorati duramente dal bisturi e dalla panca, che punteggiano orgogliosamente
di sé altre zone urbane, qua cedono dolorosamente il posto a pinguedini indifferenti
e a trascuratezze fisiche, a piedi strascicati lentamente e a volti slavati
nella folla.
Perfino la grande distribuzione alimentare qua non si fida a
comparire in pubblico, permettendo invece a magazzini dalle
saracinesche malandate e dalle scritte semicancellate di accogliere gli
eventuali clienti.
Precarietà e
fatiscenza ammorbano l’aria, risucchiandola in un vortice di sogni interrotti e
aspirazioni fallite.
Eppure, una volta
ritrovata la rotta perduta, e abbandonata, con sollievo, quella sbagliata, un senso di incompletezza accompagna i luoghi amici, le visioni
familiari: a ricordare la dualità dell’esistenza, le alternanze della vita.
E.M., Santa Monica