martedì 12 novembre 2013

Notizie da Lilliput 140: Ché la diritta via era smarrita

Di quando in quando, capita di muoversi per la città al seguito di futili motivi. Una maglietta firmata, un paio di scarpe sportive.

In cerca del rivenditore giusto, navigatore satellitare alla mano, si sondano nuovi quartieri, quartieri di cui, fino a pochi minuti prima, non si era mai sentito nemmeno parlare.

In simili occasioni, si abbandona la propria zona confortevole alla volta dell’ignoto. E, dopo aver salutato una coppia di amici con i quali si è pranzato in un locale dai chiari accenti parigini, ci si mette in viaggio, con l’erronea convinzione di approdare, di lì a poco, nella zona centrale di Los Angeles, a due passi dal Dorothy ChandlerPavilion e dallo Staples Center.

La voce guida, cristallina nel fornire indicazioni impeccabili, indica la strada, scansando il traffico (non troppo pesante, di domenica pomeriggio), aggirando i lavori in corso.

Il panorama di grattacieli a specchio, così consueto a quanti percorrano la I-10 in direzione est-ovest, tuttavia, all’improvviso si fa sempre più lontano; e la meta che si credeva prossima al raggiungimento scompare del tutto.

La vita patinata e chiassosa cede così il posto a un’infilata di case dall’aspetto fatiscente e dall’andatura incerta, circondate da reti metalliche di sapore provvisorio e da marciapiedi non perfettamente livellati.

Le chiese e le missioni, frequenti lungo il tragitto, richiamano fedeli citando speranza e carità, rinvigorendo la promessa con accenti di volta in volta messianici o profetici.

Agli incroci, butterati come il resto del panorama, si trovano venditori ambulanti sommersi dalla mercanzia più varia: fiori sofferenti, sacchi colmi di arance e obsoleti raccoglitori di CD e DVD, si contendono ora la preziosa superficie calpestabile.

I corpi filiformi, lavorati duramente dal bisturi e dalla panca, che punteggiano orgogliosamente di sé altre zone urbane, qua cedono dolorosamente il posto a pinguedini indifferenti e a trascuratezze fisiche, a piedi strascicati lentamente e a volti slavati nella folla.

Perfino la grande distribuzione alimentare qua non si fida a comparire in pubblico, permettendo invece a magazzini dalle saracinesche malandate e dalle scritte semicancellate di accogliere gli eventuali clienti.

Precarietà e fatiscenza ammorbano l’aria, risucchiandola in un vortice di sogni interrotti e aspirazioni fallite.


Eppure, una volta ritrovata la rotta perduta, e abbandonata, con sollievo, quella sbagliata, un senso di incompletezza accompagna i luoghi amici, le visioni familiari: a ricordare la dualità dell’esistenza, le alternanze della vita.

E.M., Santa Monica