giovedì 23 gennaio 2014

Notizie da Lilliput 155: Sogni (rinati) di Bunker Hill

Si dice che negli anni ’70 Los Angeles fosse talmente avvolta dai gas di scarico delle decine e centinaia di mezzi che quotidianamente la appestavano, da perdere la cognizione del tempo e dello spazio: i giorni si susseguivano tutti grigi, tutti uguali; mentre il contorno delle montagne si scioglieva tristemente nelle volute di fumo.

Bunker Hill piangeva allora i propri sogni dimenticati e l’intero centro cittadino si svendeva al miglior offerente, scialacquando in rapide battute il capitale sociale accumulato nel corso del tempo.

Fortunatamente, tuttavia, accade che le storie, anche le più cupe, abbiano, di quando in quando, un lieto fine. E così, camminare oggi per le strade fino a ieri territorio di nessuno si rivela una piacevole risorsa per una comunità che al turismo, oltre che all’industria cinematografica, si affida prontamente.

Angolo dopo angolo, piazza dopo piazza, il cuore storico della Città degli Angeli è finalmente tornato a nuova vita.

Vezzosamente, quasi a ricordare le ferite e le suture sulle quali ha poggiato la propria, orgogliosa, rinascita, l’amministrazione ha preferito conservare alcuni scorci di innegabile degrado: palazzi sbilenchi, parcheggi di terreno brullo e macilento, saracinesche accasciate sul marciapiede con misurata dignità.

La cui vista, dopo un primo attimo di smarrimento, è capace di elevare l’animo dell’osservatore fino alla completa accettazione delle apparenti storture: percorrendo vie misteriose, la mente e le viscere si inebriano, infatti, del fascino sottilmente perverso nascosto nell’orrido e nelle sue molteplici espressioni.

Poco oltre, i simboli più facilmente riconoscibili del quartiere sfilano, in bella mostra: l’alto municipio, dalle pareti bianche e dall’elegante figura liberty, la sede del “Los Angeles Times”, la quarta dal momento della fondazione del quotidiano, la stazione ferroviaria, la fotogenica Union Station, il Dorothy Chandler Pavilion e il Walt Disney Concert Hall si contendono il primato di sguardi ammirati e volti stupiti.

La corte di giustizia, sovrastata da statue severe e silenziose, e un vivace parco, ricco di verde e di bancarelle dagli aromi invitanti, apportano discretamente un prezioso contributo al panorama circostante.


Mentre le montagne puntute, ormai perfettamente visibili nella distanza, incorniciano quelle immagini, finalmente tornate a splendere di luce propria.

E.M., Santa Monica