Esiste una linea
sottilissima e immaginaria che separa nettamente Santa Monica da Los Angeles.
Nelle mattine
limpide, di cielo terso e aria cristallina, la si può percepire e quasi
sfiorare, seminascosta nel pulviscolo che volteggia sul Santa Monica Boulevard.
In quelle mattine, di
ritorno da una lunga e rinvigorente passeggiata per il quartiere giapponese
occidentale, si ha la sensazione viva della diversa atmosfera, capace, alle
volte, di offuscare i sensi anche al podista più navigato.
Tutt’a un tratto, i
graziosi giardini orientali, perfetti nel loro nitore geometrico, e le
abitazioni squadrate che fanno loro da discreto fondale, sembrano venire meno,
in un guazzabuglio di casette dai colori tenui e di alti palazzi.
Percorrendo
Mississippi Avenue, con gli occhi ben aperti a caccia di qualche dettaglio
stonato, in cerca di un elemento distorto, si può perfino notare una
costruzione abbandonata, assi di legno crepatesi al sole spietato della
California meridionale e vetri oscurati per la troppa polvere accumulatasi loro
sopra.
Un grande albero
getta un’ombra indifferente sul tetto sporco, mentre una folta vegetazione,
piante e arbusti in parte bruciati dal calore perenne, si riappropria degli
spazi, in una riuscita imitazione di certe paludi degli Stati Uniti meridionali.
Poco più avanti, un
gruppetto di donne gorgheggia sommessamente all’esterno di una chiesetta dagli
accenti ispanici, e il giovane che si affretta sul marciapiede, esibendo un
pesante crocifisso sul petto, si trasforma per un attimo, sotto gli occhi
stupefatti di un passante, in una minaccia concreta all’incolumità di quelle
ignare gaudenti.
Il cuore in tumulto,
il testimone dell’ipotetico gesto criminale accelera il passo, schiacciato
dalla malia che lo circonda. Solo dopo molti metri percorsi alla velocità del
fulmine potrà riposarsi, le gambe molli per l’immaginario pericolo corso.
A sinistra, intanto, una
rimessa di autobus, punteggiata di gomme e copertoni abbandonati alle forze
della natura, apre le braccia metalliche, accogliendolo stancamente.
Ma è l’insegna del
Santa Monica Boulevard, strada a lui nota, a calamitare la sua attenzione: con
un sospiro di sollievo e rinnovato vigore, il viaggiatore vi si affida, felice
e rinfrancato.
I negozietti
fatiscenti e le facce stanche e abbattute che gli si fanno incontro, tuttavia,
lungi dal rassicurarlo, lo gettano nuovamente nello sconforto: nonostante il
nome familiare, questo è un tratto di città completamente sconosciuto. E
diverso, opposto addirittura, a quello consueto.
Con un moto di
rassegnazione, il viandante riprende il proprio cammino alla scoperta di Los
Angeles, che, dai tanti visi e dalle innumerevoli vite, lo ha tratto in inganno
una volta di più, beffandosi di lui e della sua ingenuità.
E.M., Santa Monica