Nuvole biancastre ricoprono il cielo sopra Los Angeles in un tiepido
martedì mattina di fine gennaio: la lunga Broadway, una delle principali
direttrici cittadine si stende, chiassosa e invitante, attirando con la
promessa sulfurea di occasioni imperdibili e di scorci intriganti.
Una volta di più, la Città degli Angeli ha giocato uno scherzo
di pessimo gusto all’indirizzo del viaggiatore ingenuo, attratto dalle forme
bizzarre del Walt Disney Concert Hall o dai richiami letterari dell’intero
quartiere di Bunker Hill.
Inebriandolo di visioni facili, da raggiungersi a piedi e da
esperirsi in pochi attimi rilassati, gli ha tenuto nascosto lo spettacolo più
affascinante dell’intero centro storico cittadino.
Abbandonate le linee severe del palazzo municipale o della sede
del “Los Angeles Times”, infatti, edifici antichi, decorati come voluttuose
torte dai gusti esotici, accolgono il passante che abbia coraggiosamente deciso
di affrontare l’attraversamento di Broadway, con un misto di indifferenza e
malizia, suggerendo giorni lontani intrisi di mistero e peccato.
Ovunque, tracce di un’industria filmica tra le più coriacee al
mondo invitano a prendere nota di indirizzi e numeri telefonici, nel caso si
fosse interessati alla riconversione di quegli spazi, per la maggior parte
magazzini polverosi al di là di saracinesche cigolanti, in set cinematografici
dalla dubbia moralità, ma dall’indiscutibile incanto.
Negozi e negozietti tracimanti di articoli a poco prezzo si
affollano gli uni sugli altri, rendendo idealmente faticosa la passeggiata
incuriosita del turista per caso.
Dalle vetrine, nelle quali è impossibile scorgere anche solo un
centimetro quadrato vuoto, merci di tutti i tipi si rivolgono alle orecchie che
vogliano prestare loro attenzione.
Abiti da sposa gialli, rosa intenso o verde petrolio contendono
a apparecchiature tecnologiche di poco conto l’occhio distratto del pedone;
mentre i gestori di quelle attività commerciali, generalmente asiatici di
importazione, ciondolano sul marciapiede con lo sguardo perso nel vuoto.
Teatri e sale di proiezione di illustri natali, ingressi
trionfali e richiami a altri tempi e altri luoghi, ospitano ora spettacoli
dagli accenti messianici, in paziente attesa del proprio destino.
Su alcuni di loro ancora campeggiano, lascivamente o tristemente
a seconda della disposizione d’animo, i titoli accattivanti dell’ultima
pellicola proiettata, prima che il senso strisciante di decadenza e fatalità,
che permea di sé l’intero quartiere, raggiungesse il loro cuore pulsante.
Ma le nuvole, intanto, sospinte da un vento improvviso, si sono
levate in volo, permettendo al sole di riscaldare gli atri bui e di illuminare i
visi abbattuti.
E.M., Santa Monica
